10 Giugno 2026
Europa

Israele e il commercio con l’UE: il Parlamento europeo chiede di revocare il trattamento preferenziale

Un gruppo di eurodeputati di sinistra e socialdemocratici, Lynn Boylan, Rudi Kennes, Danilo Della Valle e Hana Jalloul Muro, ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea chiedendo se l’UE intenda revocare ad Israele il trattamento della nazione più favorita (NPF) nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio, lo stesso provvedimento adottato contro la Russia nel marzo 2022 in risposta all’invasione dell’Ucraina.

Il ragionamento dei firmatari è lineare: se l’UE ha invocato l’articolo XXI del GATT , la clausola di sicurezza nazionale, per sospendere i privilegi commerciali a Mosca in seguito alla violazione del diritto internazionale, la stessa logica dovrebbe applicarsi a Tel Aviv. A sostegno della richiesta, gli eurodeputati citano il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del luglio 2024, con cui i giudici dell’Aja hanno confermato che Israele sta violando alcune delle norme più fondamentali del diritto internazionale, tra cui il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, il divieto di acquisizione territoriale con la forza e il divieto di apartheid e segregazione razziale.

Gli eurodeputati hanno posto tre quesiti precisi: se la Commissione intenda sospendere il trattamento NPF a Israele in sede OMC; se intenda coordinarsi con i partner del G7 in tal senso, replicando il modello adottato contro la Russia; e se, in occasione della quattordicesima conferenza ministeriale dell’OMC in Camerun, intenda promuovere un’azione collettiva da parte del maggior numero possibile di paesi membri.

La risposta della Commissione.

La risposta del vicepresidente della Commissione Maroš Šefčovič, è cauta e non lascia intravedere mosse imminenti. Šefčovič ricorda che Israele è membro dell’OMC dal 1995 e beneficia automaticamente del trattamento NPF in virtù delle regole dell’organizzazione. Le relazioni commerciali bilaterali, peraltro, sono disciplinate dall’accordo di associazione UE-Israele, che garantisce a Tel Aviv condizioni ancora più favorevoli rispetto al semplice NPF.

Il commissario ricorda tuttavia che il 10 settembre 2025 la presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva annunciato un pacchetto di misure per affrontare la situazione a Gaza e in Cisgiordania, che includeva un rafforzamento delle sanzioni e una sospensione parziale dell’accordo di associazione su alcune questioni commerciali, oltre alla sospensione del sostegno finanziario bilaterale a Israele, fatta salva la cooperazione con la società civile e con Yad Vashem.

Il nodo, però, rimane politico: le misure su sanzioni e commercio sono ancora bloccate in Consiglio, dove non è stato raggiunto il numero sufficiente di Stati membri favorevoli per approvarle. Se adottata, la sospensione dell’accordo di associazione priverebbe le esportazioni israeliane dell’accesso preferenziale al mercato europeo.

foto Un Loey Felipe