15 Agosto 2026
Europa

Israele, colonie e sfruttamento agricolo. Tel Aviv rende la vita impossibile ai palestinesi.

L’impatto delle politiche israeliane sull’agricoltura palestinese torna al centro del dibattito europeo. In un’interrogazione scritta, l’eurodeputata Ana Miranda Paz (Verts/ALE) ha denunciato quella che definisce una “strategia coloniale di saccheggio”, con particolare riferimento al controllo delle risorse idriche e alle barriere commerciali imposte ai prodotti agricoli palestinesi.

Secondo Miranda Paz, Israele utilizzerebbe l’acqua come strumento di pressione politica ed economica, limitando la possibilità dei palestinesi di costruire o mantenere infrastrutture, imponendo prezzi discriminatori e confiscando risorse idriche, inclusa l’acqua piovana. La parlamentare denuncia anche restrizioni all’esportazione e all’importazione, che ostacolano la competitività dei prodotti agricoli palestinesi, già penalizzati da un mercato fortemente condizionato dal controllo israeliano dei territori occupati.

Alla luce di queste pratiche, l’eurodeputata ha chiesto alla Commissione se intenda sospendere le importazioni agricole da Israele e dai territori occupati e quali misure intenda adottare per contrastare la concorrenza sleale nei confronti dei produttori palestinesi.

Sulla questione, per la Commissione europea, il vicepresidente Maroš Šefčovič ha ribadito la posizione storica dell’UE: gli insediamenti israeliani nei territori occupati dal 1967 sono illegali secondo il diritto internazionale, come stabilito da numerose risoluzioni ONU e confermato dal parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024.

In linea con la politica europea di “differenziazione”, la Commissione poi che ha sottolineato che i prodotti provenienti da insediamenti israeliani nei territori occupati non possono beneficiare delle preferenze commerciali previste dall’Accordo di associazione UE-Israele. Un principio chiarito anche con l’avviso interpretativo del 2015 sulla corretta etichettatura dei prodotti, che impone l’obbligo di distinguere chiaramente l’origine delle merci.

La responsabilità dei controlli ufficiali sull’etichettatura e sull’origine delle merci, compresi i prodotti agricoli, ricade tuttavia sugli Stati membri, come previsto dal Regolamento (UE) 2017/625 relativo ai controlli nella catena agroalimentare.

Resta dunque aperta la questione di un’eventuale sospensione delle importazioni: una misura che la Commissione, almeno per ora, non ha indicato tra le sue intenzioni, pur confermando un monitoraggio costante delle pratiche israeliane nei confronti dei territori palestinesi occupati.

foto Denis Lomme Copyright: © European Union 2022 – Source : EP