Israele approva l’occupazione totale di Gaza: via libera (ancora) al sanguinario piano di Netanyahu.
Dopo dieci ore di riunione, il gabinetto di guerra israeliano ha dato il via libera “all’orribile piano” del primo ministro Benjamin Netanyahu per l’occupazione totale della Striscia di Gaza. Una svolta radicale (ma non troppo viste le atrocità già commesse da Israele sulla popolazione civile) che non mancherà di alimentare scenari ancora più critici.
L’occupazione totale della Striscia di Gaza è dunque un obiettivo ufficiale (finalmente per coerenza) sdoganato dal sanguinario governo israeliano. Un piano che prevede una nuova e massiccia offensiva dell’esercito israeliano fino al completo controllo dell’enclave palestinese.
Attualmente, le Forze di difesa israeliane (IDF) controllano circa il 75 per cento del territorio della Striscia. L’espansione verso le aree centrali e meridionali, finora relativamente risparmiate dai combattimenti, rischia di aggravare ulteriormente la già drammatica crisi umanitaria.
Secondo stime delle Nazioni Unite, più di un milione di palestinesi si trovano attualmente nelle zone a rischio.
Nel comunicato diffuso dall’ufficio del primo ministro, vengono delineati i cinque principi su cui si fonda la strategia israeliana, tra i quali “la creazione di un’amministrazione civile alternativa ad Hamas e all’Autorità Nazionale Palestinese” e la “smilitarizzazione della Striscia di Gaza”. Un punto, quest’ultimo, unilateralmente deciso da Tel Aviv, dal momento che l’IDF continuerà con le operazioni militari una volta conclusa la carneficina in programma già dalle prossime ore.
Nonostante l’approvazione politica, il piano non ha trovato unanime consenso all’interno dell’establishment militare. Il capo di stato maggiore, generale Eyal Zamir, ha espresso forti perplessità: “Non esiste una risposta umanitaria per un milione di persone che saranno costrette a spostarsi. E dubito che in queste condizioni si possa garantire il ritorno degli ostaggi”, avrebbe detto durante la riunione, secondo quanto riferito dai media israeliani.
Zamir avrebbe anche proposto di rimuovere proprio l’obiettivo del ritorno degli ostaggi dagli obiettivi ufficiali della guerra, evidenziando la complessità dell’operazione e i rischi per la legittimità internazionale di Israele. Aspetto, questo, sempre più critico dato il crescente (e giustificato) malcontento verso il governo israeliano.
Un piano che, pur in assenza di una posizione ufficiale da parte di Washington, difficilmente incontrerà un’opposizione da parte dell’amministrazione americana. Netanyahu, di fatto, avrà mano libera.
Contestualmente, il premier sanguinario di Israele, in un’intervista rilasciata a Fox News, ha chiarito che Israele “non intende governare Gaza”, ma auspica il trasferimento del controllo a forze arabe che possano garantire stabilità e sicurezza, sia per Israele che per i civili palestinesi. Va bene prendere per il naso i media ma non siamo tutti americani…
L’espansione dell’operazione militare in aree densamente popolate, dove si sono rifugiati centinaia di migliaia di sfollati interni, rischia di acuire ora le già feroce crisi umanitaria. Nelle ultime 24 ore (tanto per cambiare), secondo fonti sanitarie locali, sono stati registrati 98 morti nella Striscia. Organizzazioni umanitarie internazionali, ancora, hanno avvertito Tel Aviv che l’evacuazione forzata di un milione di civili in così poco tempo è “logisticamente impossibile e moralmente inaccettabile”. Insomma, è lapalissiano che si stiano creando le premesse per l’ennesima carneficina che non sarà perseguita da alcuna potenza mondiale.
foto Army Sgt. 1st Class Theresa Gualdarama, National Guard
