6 Ottobre 2026
Europa

Iran: Trump continua a minacciare i Paesi NATO. “Europei codardi”

La tensione tra Washington e i suoi alleati europei raggiunge un nuovo punto critico. Durante un incontro alla Casa Bianca con il segretario generale della NATO Mark Rutte, il presidente americano Donald Trump avrebbe espresso irritazione estrema nei confronti dei Paesi europei dell’Alleanza, minacciando conseguenze per chi ritiene insufficientemente solidale con gli Stati Uniti.

Trump ha minacciato di punire gli Stati europei che considera poco “collaborativi”, senza tuttavia specificare le misure concrete durante l’incontro. Nel mirino del presidente americano ci sarebbero in particolare quei governi che hanno negato l’accesso a basi militari statunitensi o hanno chiuso il proprio spazio aereo, accusati di non essersi fatti trovare “quando ne avevamo bisogno”.

Lo scontro sull’Iran e l’accusa di codardia.

L’episodio si inserisce in un clima di crescente frizione tra le due sponde dell’Atlantico, alimentato dalle recenti tensioni legate alla Groenlandia, alla gestione del conflitto ucraino, ai dazi e, ora, all’Iran. Trump ha criticato aspramente gli alleati europei, compreso il Regno Unito, per aver rifiutato di affiancares Washington in operazioni militari contro Teheran. Tutti i Paesi dell’Unione europea hanno declinato la partecipazione. La risposta del presidente non si è fatta attendere: ha definito gli europei “codardi” e ha promesso di “ricordarselo”.

La NATO nel mirino: “Una tigre di carta“.

Le tensioni con l’Alleanza atlantica non sono una novità per Trump, ma i toni si stanno facendo via via più aspri. In una intervista rilasciata il 1° aprile a Reuters, il presidente americano aveva addirittura dichiarato di avere “una visione negativa della NATO” e di non escludere un’uscita degli Stati Uniti dall’Alleanza, un’ipotesi che, se concretizzata, ridisegnerebbe radicalmente gli equilibri della sicurezza occidentale.

Durante l’incontro con Rutte, Trump ha definito la NATO una “tigre di carta”, rilanciando le sue critiche di lunga data su una struttura che, a suo giudizio, scarica sugli Stati Uniti oneri sproporzionati senza offrire garanzie reali in cambio.

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