Iran nuovamente in fiamme, von der Leyen e Costa scrivono un post. L’Europa ha fatto la sua parte.
Mentre Teheran brucia e il Medio Oriente si avvicina pericolosamente al baratro di un conflitto aperto, Ursula von der Leyen e António Costa hanno trovato il modo di far sentire la voce dell’Europa. Con un comunicato congiunto di cinque righe.
“Gli sviluppi in Iran ci preoccupano profondamente.” Grazie, presidente. Anche a noi. “Riaffermiamo il nostro fermo impegno per la sicurezza e la stabilità regionale.” Impegno fermo, s’intende, nel senso che non si muove. “Invitiamo tutte le parti a esercitare la massima moderazione.” Tutte le parti: sia quelle che stanno bombardando, sia quelle che vengono bombardate. Un equilibrio ammirevole. Nessuna stigmatizzazione verso l’unilaterale operazione militare di Israele e USA.
Il documento, se così si può chiamare qualcosa che un praticante giornalista scriverebbe in tre minuti, richiama le sanzioni europee all’Iran, ribadisce l’importanza della non proliferazione nucleare e assicura che i cittadini europei nella regione potranno “contare sul pieno sostegno” dell’UE. Sostegno che, alla luce del comunicato, consiste essenzialmente nel sapere che a Bruxelles qualcuno è “in stretto contatto con i partner nella regione”. Rassicurante.
La verità è che von der Leyen e Costa potevano tranquillamente risparmiarsi la fatica istituzionale e organizzare una gita fuori porta stamattina. Il risultato geopolitico sarebbe stato identico. L’Unione Europea – priva di un esercito comune, divisa sulle politiche estere, incapace di parlare con una voce sola quando conta davvero – osserva da bordo campo uno scenario che si decide a Washington, Tel Aviv e Teheran, e commenta con il consueto armamentario di “preoccupazioni profonde”, “inviti alla moderazione” e “impegni fermi” che non spostano di un millimetro gli equilibri sul campo.
Non è colpa di von der Leyen o di Costa, si dirà. È il limite strutturale di un’Unione che non ha ancora deciso cosa vuole essere da grande in politica estera. Vero. Ma allora sarebbe più onesto tacere, piuttosto che emettere dichiarazioni che danno l’illusione di una presenza europea laddove, nei fatti, l’Europa semplicemente non c’è.
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