Iran: “Le nostre posizioni sul cessate il fuoco sono state trasmesse tramite intermediari”
L’Iran ha fatto sapere di aver comunicato la propria posizione ufficiale sul cessate il fuoco attraverso canali diplomatici indiretti. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, confermando che “le posizioni dell’Iran sono state trasmesse tramite intermediari” e che “lo scambio di messaggi è tuttora in corso”.
Una dichiarazione che, pur nella sua sobrietà, rappresenta la prima conferma pubblica da parte di Teheran dell’esistenza di un canale negoziale attivo, seppur indiretto, nel pieno di un conflitto che ha già trascinato la regione in una delle crisi più gravi degli ultimi decenni.
Diplomazia parallela in un conflitto aperto.
Il comunicato arriva in un momento di estrema tensione, a poche ore dalle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che in un’intervista a The Hill non ha escluso l’invio di truppe di terra in Iran, pur lasciando aperta la porta a una soluzione negoziale. “Persone intelligenti farebbero un accordo”, aveva detto Trump, fissando idealmente nella giornata del 7 aprile una finestra temporale per un possibile accordo.
Il ricorso a intermediari, prassi consolidata nei rapporti tra Washington e Teheran, storicamente privi di relazioni diplomatiche dirette, suggerisce che, nonostante l’intensità degli scontri, esista ancora uno spazio, per quanto ristretto, entro cui le parti starebbero cercando una via d’uscita dal conflitto.
Il contesto: 37 giorni di guerra.
L’operazione militare congiunta Stati Uniti-Israele contro la Repubblica Islamica è scattata lo scorso 28 febbraio, con attacchi che hanno colpito obiettivi strategici in diverse città iraniane, inclusa la capitale Teheran. In risposta, le Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) hanno condotto rappresaglie contro Israele e contro installazioni militari statunitensi dislocate in Bahrain, Giordania, Iraq, Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.
A quasi 37 giorni dall’inizio del conflitto, il bilancio economico per Washington supera già i 42 miliardi di dollari, secondo le stime del portale Iran War Cost Tracker. Sul fronte diplomatico, ogni segnale, anche il più cauto, viene ora letto con attenzione dalle cancellerie di mezzo mondo come un possibile indizio di svolta.
La dichiarazione del portavoce iraniano, pur non anticipando alcun contenuto negoziale, alimenta una cauta speranza: che dietro le quinte, lontano dai comunicati ufficiali e dalle minacce pubbliche, qualcosa si stia muovendo.
foto Navy
