16 Aprile 2026
Europa

Iran in fiamme: raid sulle industrie e blackout totale

Il cielo sopra l’Iran torna a illuminarsi di esplosioni. Mentre Washington esamina la proposta pakistana di una proroga di due settimane all’ultimatum di Donald Trump, i bombardamenti non si fermano: colpite la fabbrica di alluminio di Arak, nel centro del Paese, e il complesso petrolchimico Amirkabir di Mahshahr, nel sud-ovest. Lo riferisce la stessa televisione di Stato iraniana, in quello che ormai è diventato un bollettino quotidiano di guerra.

La giornata è stata segnata da un’escalation senza precedenti anche sul fronte delle infrastrutture civili. Raid hanno distrutto ponti e linee ferroviarie in diverse aree del Paese, tanto che Israele ha esplicitamente sconsigliato l’uso dei treni. Trump ha rincarato la dose, minacciando di colpire ulteriori infrastrutture qualora non si raggiunga un accordo entro la scadenza fissata.

Le parole del presidente americano, pronunciate ieri sera, sono in linea con gli ultimi bombardamenti: “Un’intera civiltà morirà stanotte, senza mai più tornare”, ha dichiarato Trump, aggiungendo con una brutalità disarmante: “Non voglio che accada, ma probabilmente succederà.” Un linguaggio che non appartiene alla diplomazia, ma alla minaccia diretta e che ha gelato (poco) le cancellerie europee.

A rendere il quadro ancora più esplosivo, la risposta delle Guardie della Rivoluzione iraniane: Teheran ha avvertito che prenderà di mira le infrastrutture energetiche statunitensi e dei loro alleati, con una risposta che potrebbe estendersi ben oltre i confini regionali. Un’escalation che, se concretizzata, trascinerebbe nel conflitto l’intero ecosistema energetico del Golfo Persico.

Nel frattempo, l’isola di Kharg, cuore pulsante delle esportazioni petrolifere iraniane, è stata colpita. Le esplosioni sull’isola sono state confermate dai media di Stato di Teheran. Colpire Kharg significa colpire il petrolio: un messaggio economico oltre che militare, rivolto tanto all’Iran quanto ai mercati globali.

A tutto questo si aggiunge una dimensione spesso dimenticata nei dispacci di guerra: il blackout digitale. L’Iran vive da 39 giorni senza internet, con la stragrande maggioranza della popolazione tagliata fuori dalla rete globale. Lo certifica NetBlocks, l’osservatorio internazionale sulla libertà della rete. Una nazione sotto le bombe e nell’oscurità informativa, un isolamento doppio, fisico e digitale, che rende ancora più difficile capire cosa stia davvero accadendo dall’interno.

foto Army Sgt. Austin Robertson