10 Settembre 2026
EuropaPolitica

Iran e le sanzioni internazionali: il nodo nucleare e le tensioni globali,

Per oltre quarant’anni, l’Iran è stato al centro di una complessa rete di sanzioni internazionali volte a limitare il suo programma nucleare, le attività missilistiche e il sostegno a gruppi terroristici, oltre che a contrastare violazioni dei diritti umani e destabilizzazione regionale.

Gli Stati Uniti, fin dalla crisi degli ostaggi del 1979, hanno imposto misure sempre più severe, evolute poi in un regime multilivello che oggi comprende restrizioni economiche, commerciali e finanziarie, oltre a divieti di viaggio per individui chiave. Parallelamente, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha introdotto tra il 2006 e il 2010 sanzioni mirate, seguite dall’Unione Europea, che ha esteso le misure anche a violazioni dei diritti umani e al supporto iraniano alla guerra russa in Ucraina.

Il 2015 Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), ricorda una recente indagine di Carmen-Cristina Cîrlig, aveva poi aperto una fase di distensione, con progressivo allentamento delle sanzioni in cambio di limiti al programma nucleare iraniano. La svolta è arrivata nel 2018 con il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo e la reintroduzione delle sanzioni, seguite dalle violazioni iraniane degli impegni previsti dal JCPOA.

Nel 2025, l’Iran appare più vulnerabile che mai, ma anche più vicino che mai alla capacità nucleare, nonostante i raid militari israeliani e statunitensi di giugno 2025. Di fronte a questa escalation, il 28 agosto 2025, Francia, Germania e Regno Unito hanno attivato la procedura di “snapback” per il ripristino delle sanzioni ONU, il cui termine originario era fissato al 18 ottobre 2025. Tuttavia, le votazioni al Consiglio di Sicurezza dell’ONU e le pressioni diplomatiche di Russia e Cina hanno complicato l’implementazione delle sanzioni, lasciando aperta la possibilità di un accordo fino alla scadenza del 28 settembre.

Gli Stati Uniti, però, mantengono il regime di sanzioni. Dal blocco iniziale del commercio e dei beni iraniani durante la crisi degli ostaggi, alle misure extraterritoriali contro investimenti esteri, fino alle sanzioni settoriali su energia, trasporti e banche, Washington ha costantemente aumentato la pressione per limitare il programma nucleare e missilistico e contrastare il sostegno iraniano al terrorismo. L’amministrazione Trump ha intensificato la strategia della “massima pressione”, mentre Biden ha tentato senza successo di rinnovare il JCPOA.

Tra il 2006 e il 2010 il Consiglio di Sicurezza ONU ha adottato diverse risoluzioni che hanno imposto restrizioni sugli armamenti, trasferimenti di tecnologia nucleare e missilistica, e congelamento di asset. La Risoluzione 2231 del 2015, che ha sancito il JCPOA, include il meccanismo di snapback, che consente il ripristino automatico delle sanzioni in caso di violazioni significative da parte dell’Iran.

L’UE, storicamente, ha applicato inizialmente le misure ONU, estendendole poi a violazioni dei diritti umani e al supporto militare iraniano alla guerra in Ucraina. Tra le restrizioni figurano blocco di beni e investimenti, divieti su export-import di tecnologia nucleare e dual-use, embargo su petrolio, gas e metalli preziosi, e sanzioni mirate a individui e enti legati a repressione interna o terrorismo. Negli ultimi anni, le misure si sono concentrate anche sul sostegno iraniano a gruppi armati in Medio Oriente e sulla produzione e trasferimento di droni verso la Russia.

Le operazioni militari israeliane e statunitensi del giugno 2025 hanno danneggiato siti nucleari chiave e indebolito le capacità missilistiche iraniane, ma il programma nucleare resta parzialmente operativo. Le provocazioni reciproche hanno riaperto la discussione sul possibile ritiro dell’Iran dal Trattato di non proliferazione nucleare (NPT) e sull’espansione del suo programma nucleare.

Ancora, la riattivazione dello snapback da parte dell’E3 (Francia, Germania e UK) mira a convincere Teheran a rispettare il JCPOA, ma l’opposizione di Russia e Cina complica la strada. Esperti avvertono che nuove sanzioni potrebbero spingere l’Iran verso un’alleanza più stretta con Mosca e Pechino, aumentando il rischio di escalation nucleare.

foto Air Force Capt. Emma Quirk