Iran e ispezioni nucleari: Trump rivendica un accordo, Teheran smentisce
Domenica sera Donald Trump ha rilanciato sui social media una versione ottimistica dei negoziati con l’Iran, affermando che Teheran avrebbe accettato di sottoporsi a “importanti ispezioni sulle armi” per garantire quella che il presidente ha definito “onestà nucleare” nel lungo periodo. “Tutti sono perfettamente consapevoli che l’Iran accetterà di sottoporsi a importanti ispezioni sulle armi al fine di garantire la ‘Nuclear Honesty’ per molto tempo a venire”, ha scritto Trump sulla sua piattaforma Truth Social.
Le dichiarazioni del presidente americano arrivano a stretto giro dalle parole del vicepresidente JD Vance, che aveva descritto i colloqui svoltisi a Bürgenstock, in Svizzera, come un’ottima base per un accordo definitivo, aggiungendo che Teheran avrebbe accettato il ritorno degli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) nel paese.
Ma dall’altra parte del tavolo la versione è radicalmente diversa. L’agenzia di stampa iraniana Fars, citando una fonte interna, ha smentito categoricamente le affermazioni di Vance, precisando che durante i negoziati svizzeri non vi sarebbe stata alcuna discussione sul reingresso degli ispettori AIEA in Iran. Una smentita che si inserisce in un quadro di dichiarazioni contrastanti tra le due parti.
Il quadro diplomatico.
Sullo sfondo si staglia un accordo più ampio: il 14 giugno scorso, Iran e Stati Uniti avevano annunciato un’intesa in 14 punti raggiunta attraverso la mediazione pakistana, con l’obiettivo di porre fine a quattro mesi di guerra, riaprire lo Stretto di Hormuz e definire un quadro per i negoziati nucleari. Il memorandum è entrato in vigore il 18 giugno, dopo essere stato firmato elettronicamente dai presidenti Masoud Pezeshkian e Donald Trump.
A conferma che i canali diplomatici restano aperti, il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha annunciato nella notte tra lunedì e martedì la conclusione dei colloqui tecnici a Bürgenstock. I negoziati, mediati da Qatar e Pakistan, si sono chiusi con un’intesa sui meccanismi di attuazione del Memorandum di Islamabad e sulla creazione di gruppi di lavoro per le fasi successive. “Sono stati raggiunti i necessari accordi”, ha dichiarato Gharibabadi all’agenzia IRNA.
Resta però il nodo centrale: chi dice la verità sulle ispezioni nucleari? La distanza tra Washington e Teheran su questo punto cruciale lascia aperta una partita ancora lontana dalla parola fine.
foto thewhitehouse.gov
