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Iran, Araghchi: “Accordo possibile se i negoziati saranno equi, ma è difficile fidarsi degli USA”.

Un’intesa sul nucleare tra Iran e Stati Uniti resta possibile, a condizione che i colloqui si svolgano in modo giusto ed equo. Ne è convinto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che in un’intervista alla CNN ha affrontato i nodi più delicati delle relazioni con Washington: dalle recenti minacce militari dell’amministrazione Trump ai rischi di un’escalation regionale.

“Abbiamo perso la fiducia negli Stati Uniti come partner negoziale”, ha ammesso Araghchi, definendo però fruttuoso lo scambio di messaggi avvenuto attraverso Paesi amici della regione. Tra le cause della sfiducia il capo della diplomazia iraniana ha citato il ritiro unilaterale di Washington dall’accordo del 2015 e gli attacchi subiti dall’Iran da parte di Israele e, successivamente, degli stessi Stati Uniti lo scorso anno.

Interrogato sulla possibilità di colloqui diretti o indiretti, Araghchi ha insistito sulla necessità di concentrarsi “sulla sostanza dei negoziati più che sulla loro forma”. L’Iran, ha aggiunto, condivide pienamente l’obiettivo espresso dal presidente Donald Trump di evitare la proliferazione di armi nucleari e può garantire che il proprio programma resterà pacifico in modo permanente. In cambio, Teheran chiede la revoca delle sanzioni e il rispetto del diritto all’arricchimento nucleare per fini civili.

Secondo il ministro, se la squadra negoziale americana agirà in coerenza con le dichiarazioni di Trump, “raggiungere un accordo è possibile”, anche in tempi brevi. Araghchi ha però avvertito che alcuni Paesi e alcuni attori stanno tentando di trascinare gli Stati Uniti in una guerra per interessi propri, esprimendo fiducia “nella saggezza del presidente americano per evitare questo scenario”.

Araghchi ha quindi ribadito che l’Iran “non teme la guerra” ed è pronto a rispondere a qualsiasi attacco “in modo più duro e deciso” rispetto al conflitto di dodici giorni dell’estate scorsa, avvertendo che un eventuale scontro si estenderebbe ben oltre i confini iraniani. “Sarebbe un disastro per tutti”, ha detto, ricordando che le basi americane nella regione diventerebbero obiettivi delle forze iraniane, che hanno già mostrato la propria capacità missilistica nelle risposte alle azioni israeliane.

Il ministro è intervenuto anche sulle recenti proteste interne, attribuendole a elementi terroristici guidati dall’estero. I tre giorni di disordini di gennaio, ha sostenuto, rappresenterebbero “la continuazione della guerra dello scorso anno, un’operazione che Teheran ritiene orchestrata dal Mossad”.

foto UN Photo/Manuel Elías