Inverno demografico, ideologia “no kids” e immigrazione: è questa la strategia dell’Europa per la natalità?
L’Europa, se mai ci fosse il bisogno di rimarcarlo, sta affrontando un declino demografico sempre più marcato, e con esso emergono interrogativi profondi sul futuro del continente, non solo in termini economici ma anche culturali e identitari. A rilanciare il tema, all’interno di un crogiulo di istituzioni Ue votate al riarmo e all’aumento della spesa per la difesa, è un’interrogazione parlamentare presentata alla Commissione europea da un gruppo di deputati appartenenti ai gruppi PfE, ECR ed ESN.
Nel documento, i firmatari puntano il dito contro quella che definiscono una “strategia ambigua”, in cui l’ideologia childfree — ovvero lo stile di vita senza figli — verrebbe in alcuni casi promossa o legittimata attraverso contenuti culturali ed educativi finanziati con fondi europei. Un fenomeno che coesisterebbe con l’evidente declino della natalità e una crescente dipendenza dell’UE dall’immigrazione per colmare il divario demografico.
A preoccupare è anche il quadro delineato dal rapporto Draghi, secondo cui l’Unione perderà quasi due milioni di persone in età lavorativa ogni anno da qui al 2040. Una tendenza che, secondo i parlamentari, non può essere affrontata solo attraverso l’apertura delle frontiere.
Nel frattempo, dalle parti della Commissione Ue, continuano a non rilevarsi “alzate di ingegno” su natalità e genitorialità, mentre non mancano gli esborsi per progetti “antinatalisti” (nei contenuti) culturali sostenuti dall’UE.
