8 Giugno 2026
Sardegna

Intercettazioni illegittime al carcere Capanne di Perugia: l’Unione delle Camere Penali delibera l’astensione

Una vicenda di straordinaria gravità scuote il mondo della giustizia penale italiana. All’interno della casa circondariale “Capanne” di Perugia, per un periodo di circa sei mesi, sono stati sistematicamente intercettati i colloqui tra detenuti e i loro avvocati difensori , conversazioni protette da garanzie costituzionali, convenzionali e processuali considerate inviolabili in ogni ordinamento democratico.

Come è potuto accadere?

Il provvedimento autorizzativo del giudice, emesso nell’ambito di un’indagine su un’ipotesi associativa legata al traffico di stupefacenti, era circoscritto a un unico difensore, egli stesso indagato, e al suo assistito. Nella pratica, tuttavia, le operazioni di captazione non si sono fermate lì: le registrazioni hanno coinvolto i colloqui di almeno quindici avvocati estranei all’indagine, captando strategie processuali, informazioni riservate e vicende personali dei loro assistiti , nulla di tutto ciò avrebbe potuto o dovuto finire sotto ascolto.

A rendere la situazione ancora più grave, uno dei soggetti illegittimamente intercettati era imputato in un procedimento seguito dallo stesso magistrato titolare delle indagini originarie. L’ufficio della Procura si è così trovato , di fatto , a conoscere in anticipo le mosse della difesa, con un vantaggio processuale del tutto indebito.

Il colpo di grazia arriva dalla gestione del materiale captato: le registrazioni, lungi dall’essere immediatamente distrutte come impone la normativa vigente , rafforzata dalle modifiche legislative del 2024 , sono state inserite nel fascicolo investigativo e rese disponibili alle parti. Una scelta che ha moltiplicato e aggravato una violazione già consumata.

Una ferita al cuore del giusto processo.

Per l’Unione delle Camere Penali Italiane non si tratta di un incidente procedurale isolato, né di una patologia locale. Il segreto dei colloqui tra difensore e assistito è una garanzia inviolabile sancita dall’articolo 24 della Costituzione, dall’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dagli articoli 103 e 271 del codice di procedura penale, che stabiliscono l’inutilizzabilità assoluta dei risultati di intercettazioni eseguite in violazione di tale divieto. La Corte di Strasburgo, nella sua giurisprudenza costante, ha ribadito che l’articolo 8 CEDU proibisce espressamente agli inquirenti di prendere conoscenza delle comunicazioni tra imputato e difensore.

A rendere la vicenda ancora più intollerabile, le persone i cui colloqui sono stati illegittimamente captati , detenuti privati della libertà e quindi privi di qualsiasi possibilità di difendersi da simili invasioni , non sono state neppure informate dell’accaduto. Secondo l’attuale assetto del diritto vivente, difficilmente lo sapranno mai, restando così esposte senza alcuna tutela processuale.

La risposta dell’Unione: astensione e manifestazione nazionale.

Di fronte a questi fatti, la Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane ha deciso di non restare in silenzio. Con delibera del 22 maggio 2026, ha proclamato l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria penale per i giorni 8, 9, 10, 11 e 12 giugno 2026 , con esclusione del circondario di Verona, già interessato da un’autonoma astensione della Camera Penale locale dal 23 al 25 giugno 2026.

Per l’11 giugno è convocata a Perugia una manifestazione nazionale, a sottolineare che quanto accaduto non può essere archiviato come un episodio senza conseguenze. Episodi come questo, se lasciati privi di risposta istituzionale e di adeguata denuncia pubblica, rischiano di trasformarsi in prassi consolidata, minando alla radice il rapporto fiduciario tra imputato e difensore , presupposto indispensabile per l’esercizio effettivo del diritto di difesa.