11 Agosto 2026
Sardegna

Intelligenza artificiale tra i banchi: la usa il 60% degli studenti

L’intelligenza artificiale è entrata nelle aule, nei laptop e nelle abitudini di studio di una generazione intera. Non come fantascienza, non come esperimento: come strumento di uso quotidiano. A dirlo sono i dati emersi oggi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in occasione della premiazione del contest universitario promosso dall’Osservatorio Opinion Leader 4 Future.

Secondo una ricerca dell’Osservatorio, il 60% dei giovani ricorre all’IA per approfondire argomenti di studio, il 50% per analisi e grafici, il 45% per elaborare sintesi ragionate. Numeri che raccontano un’integrazione già avvenuta, silenziosa e capillare, ben prima che il mondo accademico e istituzionale si interrogasse su come regolarla.

Il contest ha chiesto agli studenti universitari di riflettere sul tema “Intelligenza artificiale: il futuro dell’esperienza formativa”. Il risultato ha sorpreso per maturità: i lavori premiati si sono distinti per la capacità di sfuggire tanto all’allarmismo quanto all’entusiasmo acritico, analizzando con lucidità vantaggi e rischi dell’IA nei percorsi educativi.

Ciò che emerge con forza dagli elaborati è una richiesta precisa: linee guida condivise per regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale nelle scuole, accompagnate da una formazione specifica per docenti e studenti. Non un divieto, ma un quadro di riferimento chiaro in cui la tecnologia possa essere adottata senza sostituire le competenze umane fondamentali.

Il docente che diventa “stimolatore di domande”.

Tra le proposte più interessanti avanzate dagli studenti, spicca una rivalutazione profonda del ruolo degli insegnanti: non più semplici trasmettitori di nozioni, ma, come recita uno degli articoli premiati, “stimolatori di domande”, capaci di orientare le capacità riflessive degli alunni in un ecosistema in cui le risposte sono sempre più a portata di clic. In parallelo, gli studenti auspicano la graduale sostituzione delle verifiche tradizionali con progetti e prove pratiche, strumenti più adatti a valorizzare talenti individuali e competenze reali.

Non mancano, però, le preoccupazioni. Il timore più diffuso è quello di una progressiva erosione di competenze cognitive fondamentali: la gestione dell’errore, la tolleranza al dubbio, la fatica intellettuale del confrontarsi con un problema senza una soluzione preconfezionata. Una perdita sintetizzata con rara efficacia in una frase contenuta in uno degli elaborati: “Sentiremo la nostalgia dell’ansia da foglio bianco”.

Foto di Andreas Lischka da Pixabay.com