Intelligenza artificiale, sette imprese su dieci investono ma solo la metà ci guadagna davvero
Investire in intelligenza artificiale è diventato quasi un obbligo. Non farlo significa rischiare di restare indietro. Farlo male, però, significa bruciare risorse senza vedere risultati. Ed è esattamente quello che sta accadendo in larga parte del mondo imprenditoriale: secondo un report citato dalla Digital Skills and Jobs Platform dell’Unione Europea, condotto su 3.700 leader aziendali in 21 Paesi e basato sui dati operativi di oltre 1.200 imprese, il 68% delle organizzazioni dichiara di investire pesantemente in IA, ma solo il 54% registra un ritorno positivo sull’investimento. Un incremento di appena 12 punti percentuali rispetto all’anno precedente.
Il paradosso non finisce qui: il 57% delle aziende ammette che i propri progetti di innovazione vengono rallentati da problemi strutturali nei sistemi tecnologici già in uso. Le sfide più comuni? L’integrazione con l’IT esistente, la carenza di talenti qualificati e i vincoli normativi.
L’Italia ha gli strumenti, ma serve una strategia.
In questo scenario, l’Italia si trova in una posizione peculiare. Il mercato digitale nazionale ha raggiunto nel 2025 un valore di 84,2 miliardi di euro e, secondo il rapporto Il Digitale in Italia 2025 di Anitec-Assinform, è destinato a toccare i 91,4 miliardi entro il 2028, trainato da servizi ICT, software e contenuti digitali. Gli strumenti pubblici per finanziare la transizione non mancano: dal Piano Transizione 5.0, pensato per combinare automazione intelligente, efficienza energetica e riorganizzazione dei processi, ai crediti d’imposta per investimenti in beni 4.0, fino alle misure PNRR per la digitalizzazione delle PMI e ai programmi promossi dal bando PID Next. Secondo il Digital Italy Summit 2025, il 90% degli enti italiani riconosce la rilevanza dei fondi PNRR per i progetti digitali.
Eppure accedere a questi fondi non è semplice, e trasformare un’idea imprenditoriale in un progetto finanziabile richiede competenze specifiche che molte aziende non hanno in casa.
Tecnologia e finanza agevolata: serve una visione unica.
È per colmare questo divario che QuestIT by Vection Technologies, azienda italiana specializzata nell’intelligenza artificiale applicata al linguaggio naturale, e Centro Studi Area 12, società esperta nella gestione dei fondi pubblici per l’innovazione, hanno messo a punto un vademecum strategico che integra tecnologia e finanza agevolata in un’unica visione di crescita.
“La tecnologia da sola non basta: serve una visione strategica che integri competenze, infrastrutture e accesso consapevole agli strumenti di finanziamento disponibili”, afferma Ernesto Di Iorio, CEO di QuestIT. “Il vero salto avviene quando l’AI viene inserita in una visione di sviluppo aziendale. Il problema non è solo tecnologico: è culturale, organizzativo e strategico”.
Il vademecum in cinque pilastri.
Il piano operativo elaborato dai due partner si articola in cinque fasi. La prima è un assessment della maturità digitale dell’impresa: un’analisi di infrastrutture, processi e competenze per capire da dove partire e quali iniziative abbiano il maggiore potenziale di impatto e finanziabilità. Segue la definizione di una roadmap strategica personalizzata, calibrata sul settore e le dimensioni dell’azienda, con obiettivi chiari e tempi compatibili con le finestre dei bandi pubblici.
Il terzo pilastro riguarda la formazione del capitale umano: l’intelligenza artificiale, sottolineano i promotori, non deve restare un oggetto esterno ma essere gestita consapevolmente dai team interni. Si passa poi all’implementazione tecnologica mirata, privilegiando soluzioni scalabili e integrabili con i sistemi già esistenti, senza interventi invasivi. Infine, l’ottimizzazione finanziaria: mappatura degli incentivi disponibili, progettazione orientata al ROI e massimizzazione dei contributi a fondo perduto e dei crediti d’imposta.
L’obiettivo finale è trasformare l’IA da voce di costo a investimento documentabile e, possibilmente, in buona parte finanziato dallo Stato.
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