Intelligenza artificiale, Bruxelles: “L’AI Act non frena la ricerca scientifica”
L’AI Act, la normativa europea sull’intelligenza artificiale, non si applicherebbe ai sistemi e ai modelli sviluppati e utilizzati esclusivamente per finalità di ricerca e sviluppo scientifico, né alle attività di ricerca, sperimentazione e sviluppo precedenti l’immissione sul mercato. È quanto ha ribadito la Commissione europea, rispondendo a un’interrogazione scritta presentata lo scorso luglio dall’eurodeputato del gruppo dei Non Iscritti, Fernand Kartheiser.
Nel testo dell’interrogazione, Kartheiser aveva sollevato critiche pesanti nei confronti della normativa, sostenendo che i vincoli giuridici imposti dall’AI Act avrebbero scoraggiato gli investimenti in intelligenza artificiale nell’Unione, contribuendo a una fuga di personale qualificato del settore, in particolare verso gli Stati Uniti. L’eurodeputato aveva quindi chiesto alla Commissione se fosse disposta a rivedere la regolamentazione per garantire maggiore flessibilità alla ricerca europea, come intendesse assicurare che l’Ue tornasse a essere un attore tecnologico centrale e indispensabile di fronte ai massicci programmi di investimento portati avanti da Stati Uniti e Cina, e se, vista la necessità di grandi quantità di energia stabile ed economica per sviluppare le infrastrutture AI, intendesse promuovere in modo massiccio il ricorso al nucleare in Europa.
A rispondere è stata la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, che ha innanzitutto chiarito la portata dell’AI Act, precisando che la Commissione sta elaborando linee guida per definire con maggiore precisione l’ambito di tale esclusione. Virkkunen ha inoltre ricordato che, mentre l’AI Omnibus è recentemente entrato in vigore, il Digital Omnibus punta ulteriormente a sostenere la ricerca scientifica e lo sviluppo responsabile dell’intelligenza artificiale nell’Unione.
Sul fronte della competitività, la vicepresidente ha affermato che la Commissione considera l’intelligenza artificiale un settore strategico per la sovranità tecnologica europea, ricordando di aver lanciato diverse iniziative per lo sviluppo di modelli e sistemi di AI di frontiera, considerati asset strategici per l’Unione, oltre a misure di sostegno alla cosiddetta “AI Science” e alle applicazioni dell’intelligenza artificiale nei domini scientifici. Bruxelles, ha aggiunto, continua a sostenere lo sviluppo e la diffusione dell’AI attraverso azioni a livello europeo su ricerca, innovazione, infrastrutture digitali e competenze.
Quanto al nodo energetico, Virkkunen ha riconosciuto che le infrastrutture per l’intelligenza artificiale richiedono un approvvigionamento elettrico sicuro e a prezzi accessibili, affermando che la Commissione sostiene tutte le soluzioni a zero o basse emissioni di carbonio in grado di rispondere a questa esigenza, incluso il nucleare, come previsto dalla Strategia sui piccoli reattori modulari (SMR). Per gli Stati membri che scelgono la via nucleare, ha precisato la vicepresidente, il ruolo della Commissione è quello di sostenere le condizioni affinché tale scelta possa contribuire agli obiettivi comuni europei, in particolare decarbonizzazione, competitività e sicurezza degli approvvigionamenti.
Virkkunen ha infine sottolineato che la politica europea sull’intelligenza artificiale privilegia anche data center efficienti dal punto di vista energetico e sostenibili, integrati nel sistema energetico complessivo. Accanto a incentivi mirati per accompagnare il settore verso una transizione energetica pulita, la proposta di Cloud and AI Development Act promuove inoltre la produzione e lo stoccaggio di energia pulita direttamente presso i data center.
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