Europa

Inquinamento atmosferico. L’attuazione delle norme Ue resta un miraggio: 357mila morti ogni anno in Europa.

Un nuovo studio del Parlamento europeo mette in luce come l’inquinamento dell’aria rappresenti ancora una delle più gravi sfide ambientali e sanitarie per l’Unione Europea, nonostante decenni di legislazione e interventi normativi. Il rapporto Air Pollution in the European Union, pubblicato a febbraio 2026 dal Policy Department for Citizens, Equality and Culture, analizza quadro normativo, casi giudiziari e buone pratiche, evidenziando ritardi nell’applicazione delle regole e conseguenze drammatiche sulla salute dei cittadini.

Secondo i dati presi in esame dallo studio, l’inquinamento atmosferico è responsabile di circa 357.000 morti premature all’anno nell’UE, con quasi 239.000 decessi legati alle particelle fini PM2,5, oltre a decine di migliaia di vittime attribuibili a ozono e biossido di azoto. Le stime dell’Agenzia europea dell’ambiente parlano di un impatto economico compreso tra 268 e 428 miliardi di euro annui a causa di costi sanitari e perdita di produttività.

La direttiva sulla qualità dell’aria (Ambient Air Quality Directive), aggiornata nel 2024 e destinata ad essere recepita dagli Stati membri entro il 2026, mira ad allineare le normative Ue ai più severi orientamenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e a rafforzare il monitoraggio e la trasparenza. Ma lo studio evidenzia che restano significative lacune nell’attuazione: molti Paesi continuano a superare i limiti di emissione per PM10, PM2,5, NO2 e SO2, e le procedure di infrazione avviate contro diversi Stati membri – alcune in corso da oltre un decennio – testimoniano la difficoltà di trasformare le norme in risultati concreti per la salute pubblica.

Nonostante miglioramenti misurabili nel corso degli ultimi anni – dovuti anche alla progressiva riduzione delle emissioni in molti settori – la qualità dell’aria rimane critica in vaste aree urbane. L’esposizione a inquinanti atmosferici è stata collegata a una vasta gamma di patologie, tra cui malattie cardiovascolari, bronchiti croniche, tumori polmonari e aggravamento di asma, con effetti particolarmente marcati su bambini, anziani e soggetti vulnerabili.

Oltre alla valutazione dei dati scientifici, lo studio include anche una panoramica di pratiche efficaci attuate in alcuni Stati membri per mitigare l’inquinamento: dal potenziamento del trasporto pubblico alla creazione di zone a basse emissioni, dalla diffusione di energie rinnovabili alla modernizzazione dei sistemi di riscaldamento domestico. Queste esperienze, note come “best practices”, vengono considerate elementi chiave per sviluppare strategie più efficaci a livello europeo.

Il rapporto sottolinea infine l’importanza della partecipazione pubblica e del ruolo delle petizioni dei cittadini, evidenziando come l’attenzione dell’opinione pubblica sui temi della qualità dell’aria sia un motore fondamentale per spingere verso un’applicazione più rigorosa delle norme e per tutelare il diritto a respirare aria più pulita.

In sintesi, mentre la legislazione Ue sulla qualità dell’aria si è fatta negli anni più stringente, la sua piena attuazione resta un obiettivo lontano per molti Stati membri, con gravi conseguenze per la salute e l’economia europea.

foto doanh nguyễn da Pixabay.com