13 Settembre 2026
Sardegna

INPS, presentato il XXV Rapporto annuale

L’occupazione in Italia continua a crescere. Nel 2025 gli assicurati INPS hanno raggiunto quota 27,2 milioni, con un incremento di circa 244mila unità rispetto al 2024 e di 1,7 milioni rispetto al periodo pre-pandemico, pari a un +6,8%. È uno dei dati principali emersi dal XXV Rapporto annuale dell’Istituto, presentato oggi a Roma con il titolo “Il Paese che cambia, il welfare che unisce”.

Tra il 2019 e il 2025 la crescita occupazionale ha riguardato soprattutto i giovani fino a 34 anni (+12,4%), le donne (+7,8%) e i lavoratori extra UE (+35,5%). Nel 2025 il numero medio di settimane lavorate si è attestato a 43,2, un dato che conferma il miglioramento nell’intensità occupazionale e una maggiore stabilità dei percorsi di lavoro.

Sul fronte delle entrate, i contributi sociali hanno toccato quota 273 miliardi di euro, oltre 10 miliardi in più rispetto all’anno precedente, trainati dall’espansione del lavoro dipendente e dall’aumento delle retribuzioni imponibili.

Salari in crescita, ma l’inflazione pesa ancora.

Il Rapporto evidenzia una dinamica salariale in espansione nel periodo post-pandemico: la retribuzione media annuale lorda dei lavoratori dipendenti si attesta a 27.649 euro, in crescita del 14,5% rispetto al 2019 e del 3,6% sull’anno precedente. Un aumento che, tuttavia, non è ancora riuscito a compensare del tutto gli effetti dell’inflazione accumulata nel biennio 2022-2023. Gli interventi di politica fiscale e contributiva hanno attenuato l’impatto sui redditi medio-bassi, ma secondo l’INPS il pieno recupero del potere d’acquisto nel lungo periodo richiederà una crescita della produttività legata a investimenti, formazione e qualità del tessuto imprenditoriale.

Pensioni: cresce l’età media, aumentano le prestazioni assistenziali.

Il numero dei pensionati resta stabile a 16,4 milioni, di cui il 96% percepisce una prestazione INPS. Nel 2025 sono stati liquidati circa 1,5 milioni di nuovi trattamenti, in calo dell’1,8% rispetto al 2024, soprattutto per effetto della riduzione delle pensioni anticipate e di quelle ai superstiti, mentre restano invariate quelle di vecchiaia.

Cresce invece la componente assistenziale: l’indennità di accompagnamento è più che raddoppiata tra il 2002 e il 2026, passando da circa 1 milione a quasi 2,2 milioni di prestazioni, riflettendo l’invecchiamento della popolazione e la maggiore durata di permanenza nella prestazione.

L’età media alla decorrenza delle pensioni di vecchiaia e anticipate dei lavoratori dipendenti sale a 64,7 anni, rispetto ai 64,5 del 2024, per effetto della transizione verso il sistema contributivo e dell’innalzamento dei limiti d’età nel pubblico impiego. Cresce anche il fenomeno dei pensionati che continuano a lavorare: tra chi è andato in pensione tra il 2019 e il 2023, quasi il 6% risulta ancora presente negli archivi dei lavoratori dipendenti privati, e circa nove su dieci restano presso la stessa azienda nell’anno del pensionamento.

Famiglia e natalità: bonus asilo nido ed Assegno Unico tra le misure più efficaci.

Sul fronte delle politiche familiari, il Rapporto sottolinea il ruolo determinante dei servizi nel favorire la partecipazione al lavoro, in particolare femminile. L’Assegno Unico e Universale ha raggiunto nel 2025 un tasso di copertura di quasi il 95%, con effetti positivi sulla probabilità di un secondo figlio in alcuni gruppi della popolazione. Il Bonus Asilo Nido si conferma tra le misure più efficaci: il tasso di utilizzo è passato dal 4% del 2017 a oltre il 35% nel 2025, con un aumento del 17% nella probabilità di occupazione tra le madri beneficiarie , anche se le famiglie a basso reddito, pur avendo diritto a importi più alti, ne fanno un uso inferiore.