Inflazione verso il 3%, il Sud Sardegna sente la morsa, Confcommercio: “Frenano i consumi”
La nuova fiammata dell’inflazione si fa sentire anche nel Sud Sardegna. Secondo i dati preliminari diffusi dall’ISTAT, ad aprile l’indice nazionale dei prezzi al consumo ha segnato un aumento dell’1,2% su base mensile e del 2,8% su base annua, in accelerazione rispetto al mese precedente. L’inflazione acquisita per il 2026 si attesta già al 2,4%, mentre l’indice armonizzato europeo segna un +2,9% annuo: valori che si avvicinano pericolosamente alla soglia psicologica del 3% e che accendono i campanelli d’allarme tra operatori economici e associazioni di categoria.
A guidare la crescita dei prezzi sono soprattutto i beni energetici , sia quelli a prezzo regolamentato che quelli sul mercato libero , e gli alimentari non lavorati. Qualche segnale positivo arriva invece dai servizi, dove si registra un rallentamento, in particolare nei trasporti e nelle attività ricreative. L’inflazione di fondo scende all’1,6%, indicando una pressione più contenuta al netto di energia e alimentari freschi. Ma per le famiglie che fanno la spesa ogni giorno e pagano le bollette ogni mese, questa distinzione tecnica conta poco: il peso sul portafoglio è concreto e immediato.
Il caro energia colpisce tutti: imprese, enti e famiglie.
Nel Sud Sardegna, dove il tessuto economico è fondato sui consumi delle famiglie e sulle micro e piccole imprese del commercio e dei servizi, l’accelerazione dei prezzi preoccupa più che altrove. Marco Mainas, presidente di Confcommercio Sud Sardegna, non usa mezze misure: “L’aumento dell’inflazione registrato ad aprile è un segnale che non possiamo sottovalutare, soprattutto in un territorio come il nostro, dove il potere d’acquisto delle famiglie è già messo alla prova da redditi medi più bassi rispetto ad altre aree del Paese”.
Il meccanismo che preoccupa di più è quello degli effetti a catena innescati dal caro energia. L’aumento dei prezzi dell’energia non si ferma alla bolletta domestica: si trasmette ai costi operativi delle imprese, incide sul trasporto delle merci, appesantisce la gestione quotidiana delle attività commerciali. “Se questa tendenza dovesse proseguire”, avverte Mainas, “il rischio concreto è una contrazione dei consumi”. Un’eventualità che in un’area già strutturalmente fragile come il Sud Sardegna avrebbe conseguenze ben più pesanti che altrove.
Famiglie più prudenti, commercio in rallentamento.
A colpire in modo diretto la spesa quotidiana è soprattutto l’aumento dei beni di largo consumo e dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto. Non si tratta di acquisti rinviabili: sono quelli che finiscono nel carrello della spesa ogni settimana, quelli che le famiglie non possono semplicemente evitare. Ed è proprio su questi che l’erosione del potere d’acquisto si fa sentire con maggiore intensità, minando quella fiducia dei consumatori che è il carburante di qualsiasi economia locale.
I segnali sul territorio, secondo Confcommercio, sono già visibili e preoccupanti. “Nel Sud Sardegna vediamo già una maggiore prudenza da parte delle famiglie”, dice Mainas, “con una riduzione della spesa non essenziale e una crescente attenzione al prezzo. Questo si traduce in un rallentamento per molte attività commerciali, soprattutto nei centri più piccoli”. Piccoli negozi, bar, ristoranti di paese: sono loro i primi a pagare il prezzo di una clientela che stringe i cordoni della borsa.
Servono misure urgenti.
Di fronte a questo quadro, Confcommercio chiede risposte concrete e rapide. “È fondamentale monitorare con attenzione l’evoluzione dei prezzi”, conclude Mainas, “e mettere in campo misure che sostengano sia il potere d’acquisto delle famiglie sia la competitività delle imprese locali. Senza interventi mirati, il rischio è quello di frenare ulteriormente la crescita del territorio”.
Richieste – viste le priorità in discussione in Consiglio regionale – che difficilmente saranno prese in considerazione.
foto Sardegnagol
