Infezioni in gravidanza, allarme silenzioso: ogni anno 300 neonati con toxoplasmosi.
In Italia ogni anno circa 300 neonati nascono con la toxoplasmosi congenita, mentre 1 su 150 è colpito dal citomegalovirus (CMV), la più comune infezione virale trasmessa in utero nei Paesi ad alto reddito. Numeri che testimoniano una minaccia ancora troppo spesso sottovalutata: quella delle infezioni materno-fetali, patologie silenziose ma potenzialmente devastanti per lo sviluppo del bambino.
A rilanciare l’allarme è stato un convegno scientifico promosso dal senatore Guido Quintino Liris, con il supporto di Amcli (Associazione Microbiologi Clinici Italiani), Cittadinanzattiva, Diasorin e Federchimica Assobiotec, in cui è stata annunciata la nascita di un network nazionale per il rafforzamento degli screening TORCH. L’obiettivo è chiaro: garantire accesso universale e uniforme a test diagnostici, prevenzione e terapie mirate, unendo le forze di istituzioni, sanità pubblica, mondo accademico e imprese.
Sotto la sigla TORCH (Toxoplasmosi, Other – tra cui sifilide, HIV, epatiti, varicella –, Rosolia, CMV e Herpes simplex) si celano agenti patogeni che possono trasmettersi dalla madre al feto con conseguenze potenzialmente gravi: sordità, cecità, paralisi cerebrali, ritardi cognitivi e aborti spontanei.
Il Citomegalovirus infetta ogni anno circa 13.000 donne incinte in Italia. Anche se solo una minoranza dei neonati mostra sintomi alla nascita, fino a 1 su 4 può sviluppare sordità o ritardi neuropsicomotori nei primi anni di vita. Il virus è responsabile di fino al 10% dei casi di paralisi cerebrale infantile e fino al 25% dei disturbi dell’udito insorti entro i 4 anni.
Dal 2023, le Linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità raccomandano lo screening sierologico in gravidanza. Dal 2025, sarà incluso nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). La terapia antivirale, gratuita dal 2020, consente di ridurre il rischio di trasmissione madre-feto, ma resta forte la disomogeneità tra le regioni italiane nella sua applicazione.
La toxoplasmosi, trasmessa attraverso carne cruda, insaccati e contatto con feci di gatto, può provocare idrocefalia, lesioni cerebrali e cecità. Lo screening è previsto dai LEA al primo controllo prenatale e, in caso di negatività, da ripetersi ogni 4-6 settimane. Eppure, la consapevolezza tra le donne resta scarsa.
Uno studio Amcli di prossima pubblicazione su Eurosurveillance conferma un trend europeo: in Italia, cala la presenza di anticorpi contro CMV e toxoplasma. Solo il 10% delle donne italiane in età fertile risulta immune al Toxoplasma gondii, mentre il 59% al CMV. Tra le donne straniere, le percentuali salgono rispettivamente al 22% e 93%, ma resta cruciale lo screening per chi proviene da Paesi con bassa copertura vaccinale.
