Infermieri al limite: in Italia fino a 15 pazienti a testa, il doppio degli standard europei
Un infermiere, quindici pazienti. Non in un film distopico sul collasso della sanità pubblica, ma nei reparti di degenza ordinaria di alcuni ospedali italiani, soprattutto al Sud, durante i turni notturni. È uno dei dati più allarmanti contenuti nell’analisi del Nursing Up, il sindacato degli infermieri italiani, elaborata a partire dai risultati della MeND Survey dell’OMS Europa e dallo Studio BENE 2025/2026.
Il quadro che emerge non lascia spazio a interpretazioni benevole: l’Italia non è semplicemente in ritardo rispetto agli standard europei di sicurezza clinica. Se ne è strutturalmente allontanata.
I numeri del divario.
La letteratura scientifica internazionale, sintetizzata nello studio RN4CAST, indica con chiarezza la soglia oltre la quale il sistema smette di essere sicuro: un infermiere ogni sei pazienti nei reparti ordinari. Superato quel limite, il rischio di mortalità a trenta giorni aumenta del 7% per ogni paziente aggiuntivo affidato allo stesso professionista.
In Italia la media rilevata è di un infermiere ogni 8,1 pazienti. Ma la media, in questo caso, racconta solo una parte della storia. Nei turni notturni e in molte strutture del Mezzogiorno il rapporto arriva a uno a dodici, e in alcuni casi a uno a quindici. Vale a dire il doppio, e in certi contesti il triplo, di quanto la scienza considera compatibile con una assistenza sicura.
“Lavorare stabilmente oltre la soglia della sicurezza clinica europea non rappresenta più un’emergenza temporanea, ma una condizione strutturale del nostro Servizio sanitario nazionale” dichiara Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up. “Questo scenario colpisce gli infermieri, esposti a un crescente rischio di burnout, e aumenta i rischi assistenziali per i cittadini , rischi che in molti Paesi europei sono considerati inaccettabili e tutelati dalla legge”.
Cosa fanno gli altri Paesi che noi non facciamo.
Il confronto con il resto d’Europa è, appunto, impietoso. La Germania ha introdotto i cosiddetti Pflegepersonaluntergrenzen: limiti legali al carico assistenziale che obbligano gli ospedali a bloccare i ricoveri quando il personale disponibile scende al di sotto della soglia minima di sicurezza. In Italia una norma analoga non esiste.
In Belgio e Olanda la figura del Chief Nursing Officer nei vertici ospedalieri consente di adeguare in tempo reale l’organizzazione dei reparti alla reale disponibilità di infermieri, limitando il fenomeno della cosiddetta missed care , l’assistenza che semplicemente non viene erogata per mancanza di tempo e personale. In Spagna e nel Regno Unito gli infermieri dispongono di competenze prescrittive ampliate per presidi e farmaci di uso comune, riducendo i colli di bottiglia burocratici e liberando tempo per l’assistenza diretta.
In Italia nessuno di questi strumenti è stato ancora adottato su scala sistemica.
Le conseguenze concrete per i pazienti.
De Palma non usa giri di parole nel descrivere cosa accade quando un professionista si trova a gestire carichi di lavoro insostenibili. “Aumentano inevitabilmente le infezioni correlate all’assistenza, gli errori terapeutici e le cadute dei pazienti” , afferma il presidente del Nursing Up. “Per questo è necessario introdurre anche in Italia limiti legali al carico assistenziale, come già avviene in altri Paesi europei. La sicurezza dei cittadini e la dignità dei professionisti non possono continuare a pagare il prezzo di una programmazione insufficiente”.
La richiesta del sindacato è dunque chiara: non più appelli generici alla valorizzazione della professione infermieristica, ma una norma che fissi per legge il numero massimo di pazienti affidabili a ogni infermiere e che, come in Germania, preveda conseguenze concrete per gli ospedali che non la rispettano.
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