13 Aprile 2026
Europa

Industria della difesa, gli europarlamentari accusano la Commissione: “Troppa opacità sui contatti con i produttori di armi”

La Commissione europea è di nuovo sotto accusa per scarsa trasparenza, questa volta sui suoi rapporti con l’industria della difesa. Un gruppo di europarlamentari del gruppo Patrioti per l’Europa, tra cui András László, Kinga Gál e Tamás Deutsch, ha presentato un’interrogazione prioritaria con risposta scritta, chiedendo conto degli incontri avvenuti tra i vertici dell’esecutivo comunitario e le aziende del settore armiero a partire dal luglio 2024.

Le domande sono tre e puntano dritto al cuore del problema: chi ha incontrato chi, quando, e con quali aziende, tanto nell’agenda della presidente Ursula von der Leyen quanto in quella del commissario alla Difesa e allo Spazio Andrius Kubilius. In più, il gruppo chiede se la Commissione abbia finalmente cambiato le proprie pratiche riguardo all’archiviazione dei messaggi di testo dei commissari, dopo le polemiche che avevano investito von der Leyen per la vicenda degli SMS con l’amministratore delegato di Pfizer durante la pandemia.

Il precedente dei vaccini Covid-19.

Il riferimento al Covid non è casuale. I parlamentari ricordano esplicitamente che la Commissione si rifiuta tuttora di pubblicare le informazioni relative agli acquisti di vaccini durante la pandemia, nonostante l’invito del Mediatore europeo e una sentenza giudiziaria in materia. Un precedente che, a loro avviso, si starebbe ripetendo nel settore della difesa, dove le recenti iniziative comunitarie avrebbero nuovamente sollevato il sospetto che Bruxelles stia “nascondendo accordi e discussioni con l’industria”.

La risposta della Commissione.

La replica, firmata da von der Leyen a nome della Commissione il 31 marzo scorso, è formalmente ineccepibile ma sostanzialmente difensiva. L’esecutivo comunitario assicura di applicare “regole rigorose in materia di rappresentanza di interessi” e di pubblicare informazioni e verbali di tutti gli incontri tra i membri della Commissione, o dei loro gabinetti, e i rappresentanti di interessi, comprese le aziende della difesa, in conformità con la decisione adottata nel dicembre 2024. I parlamentari vengono invitati a consultare i rispettivi siti della trasparenza.

Sul tema dei messaggi di testo, la risposta è più articolata e, per i critici, più controversa. La Commissione richiama le proprie norme interne, che stabiliscono che le app di messaggistica sui telefoni aziendali “non devono essere utilizzate per informazioni importanti e non effimere”, a meno che ciò non sia “strettamente necessario nell’interesse del servizio”. Le stesse norme prevedono la scomparsa automatica dei messaggi in conformità con le raccomandazioni di sicurezza informatica.

In sostanza, la Commissione non ha cambiato rotta: i messaggi considerati rilevanti vanno registrati, quelli considerati di natura temporanea possono sparire. Una distinzione che, per i parlamentari che hanno firmato l’interrogazione, lascia aperta una zona grigia fin troppo comoda per chi voglia evitare che certi scambi diventino mai pubblici.

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