Incentivi.gov.it: il portale che non trova granché
Prendete un aspirante imprenditore in un paese sardo di mille abitanti. Sa che la Regione Sardegna ha messo soldi veri sul tavolo per chi apre un’attività nei comuni sotto i tremila abitanti. Contributi a fondo perduto fino a 20.000 euro. Crediti d’imposta al 40%. Misure concrete, finanziate e operative.
Ma su incentivi.gov.it , il portale nazionale che per il Governo Meloni dovrebbe rappresentare “il punto unico di accesso a tutti gli incentivi pubblici italiani”, cercando per questo contributo i risultati sono zero. Come se quei contributi non esistessero.

Il problema, dunque, non è un bug. È il progetto stesso. Incentivi.gov.it è costruito in modo da sembrare utile senza esserlo. Ha i filtri, ha le categorie, ha l’interfaccia pulita. Ma le misure regionali, quelle più vicine alla vita concreta delle persone, vengono indicizzate male e spesso non compaiono nella ricerca guidata anche quando sono attive e finanziate.
Chi ci trova qualcosa è chi già sapeva cosa cercare. Chi conosce il nome esatto del bando, il soggetto erogatore, la norma di riferimento. In pratica: chi ha un consulente. Chi fa parte di una rete. Chi non aveva bisogno del portale per cominciare.

Tutti gli altri ottengono zero e si convincono che non ci sia nulla per loro. La cosa più onesta che si potrebbe fare sarebbe scrivere sulla homepage: “Questo portale non sostituisce un buoncommercialista”. Almeno nessuno perderebbe tempo e lo Stato, forse, investirebbe meglio le risorse di tutti.
Un portale pubblico che fallisce nel suo scopo fondamentale non è neutro. Fa danni. Consolida le asimmetrie che dichiara di voler abbattere. E, in questo caso, i contributi vanno a chi sa già come trovarli e chi ne avrebbe più bisogno, il piccolo imprenditore, il lavoratore autonomo, chi vuole restare in un Paese che si svuota, non li trova certo su incentivi.gov.it
