Incendi (e non solo) in Sardegna: le criticità sono le stesse da decenni
Il Nuorese e l’Ogliastra bruciano. Negli ultimi giorni, da Ollolai a Noragugume, dalla Barbagia a Nuoro, le fiamme hanno divorato migliaia di ettari tra boschi, macchia mediterranea, pascoli e coltivazioni, lasciando dietro di sé decine di animali morti, aziende agricole e zootecniche devastate, capannoni e mezzi agricoli ridotti in cenere. Il bilancio, ancora provvisorio, parla già di centinaia di migliaia di euro andati in fumo in poche ore. A denunciarlo è Coldiretti Nuoro Ogliastra, in prima linea sul territorio a fianco delle imprese colpite.
“Il dolore che stiamo vivendo è enorme , dice il presidente Leonardo Salis , dietro ogni ettaro bruciato non c’è soltanto un danno ambientale, ci sono aziende, famiglie, animali, investimenti e sacrifici di una vita cancellati nel giro di poche ore”. Parole a cui fa eco la testimonianza di Maurizio Demuru, allevatore di Noragugume, che racconta di aver perso “praticamente tutto”: il capannone, il foraggio, la vegetazione. “Ci chiediamo: ha davvero senso continuare?”.
La stessa emergenza …ogni estate.
Ed è qui che la vicenda di questi giorni smette di essere solo cronaca e diventa il sintomo di qualcosa di più profondo. Perché quello che sta accadendo nel Nuorese non è un fulmine a ciel sereno: è un copione già visto, che si ripresenta con “drammatica puntualità” ogni estate. Cambiano gli anni, cambiano i governi regionali, cambiano le legislature che si sono succedute , ma il canovaccio resta identico, con l’aggravante che, di anno in anno, la situazione non migliora: peggiora.
Gli incendi sono solo la punta più visibile di un problema che la Sardegna trascina da tempo immemore: la prevenzione promessa e mai davvero realizzata, la manutenzione del territorio rimandata, il presidio delle aree rurali sempre più fragile. Coldiretti lo ha detto chiaramente: “solo poche settimane fa” le istituzioni si erano riunite per ribadire che gli incendi si combattono prima che divampino. Puntuale come ogni anno, i fatti hanno smentito le parole. E c’è un motivo in più per essere pessimisti: con ogni probabilità, a questa ennesima emergenza si accompagneranno gli stessi ritardi di sempre negli indennizzi alle aziende colpite , un’attesa burocratica che, per molti imprenditori agricoli già ridotti al lumicino, può fare la differenza tra ripartire e chiudere per sempre.
Non solo incendi: la lista dei problemi cronici dell’isola.
Ma se si allarga lo sguardo oltre l’emergenza di queste ore, il quadro che emerge è quello di una Sardegna intrappolata in una ciclicità di problemi mai risolti, che attraversano legislature di colori politici diversi senza soluzione di continuità.
C’è la questione dei trasporti, dove il diritto alla mobilità dei sardi , collegamenti aerei, marittimi, ferroviari e su gomma tra i centri dell’isola , resta, di fatto, sempre più improbabile: un problema che pesa doppiamente su chi vive nelle aree interne.
C’è la sanità, su cui, come si dice da queste parti, è meglio stendere un velo pietoso: liste d’attesa, carenza di personale, presidi territoriali che si svuotano, con conseguenze pesanti soprattutto per chi vive lontano dai grandi centri.
E c’è il ricorrente problema dello scarso sostegno alle imprese, in particolare verso coloro che vorrebbero mettersi in proprio: i bandi regionali, infatti, restano pochi e scarsamente accessibili, penalizzando sul nascere chi vorrebbe scommettere sulla propria terra invece di lasciarla.
Una fragilità strutturale, non un’emergenza estiva.
Lo dice a chiare lettere lo stesso presidente di Coldiretti: “quella di questi giorni non può essere considerata una semplice emergenza estiva, è il segnale di una fragilità che si ripresenta ogni anno e che impone una risposta strutturale”. Una frase che, cambiando i sostantivi, potrebbe essere pronunciata identica ogni volta che si parla di trasporti, di sanità o di burocrazia per le imprese in Sardegna.
Il rischio, denunciato dagli stessi allevatori sul campo, è che alla lunga l’abbandono non riguardi solo i terreni bruciati, ma un intero modo di vivere e lavorare nelle aree interne dell’isola. “Temo che tra qualche anno, andando avanti così, anche l’allevamento in Sardegna rischi seriamente di scomparire”, dice Demuru. Una previsione che, purtroppo, si potrebbe applicare senza troppa fatica anche a molti altri settori dell’economia sarda, stretti tra emergenze che si ripetono uguali a loro stesse e risposte istituzionali che, legislatura dopo legislatura, arrivano sempre un po’ più tardi e un po’ più deboli di quanto servirebbe.
