Europa

Incendi boschivi, Corte dei conti Ue: “Fondi europei in crescita, ma risultati incerti”.

L’Unione europea investe sempre di più nella prevenzione degli incendi boschivi, ma l’efficacia di questi finanziamenti resta incerta e la loro sostenibilità nel lungo periodo appare fragile. È quanto emerge da una nuova relazione della Corte dei conti europea, che punta il dito contro l’uso disomogeneo e spesso inefficace delle risorse europee destinate alla lotta contro i roghi forestali.

Secondo l’analisi, oltre due milioni di ettari di foreste europee sono andati in fumo negli ultimi quattro anni, a fronte di un numero di incendi che ha registrato un’impennata: tra il 2006-2010 e il 2021-2024 il numero medio annuo di incendi superiori a 30 ettari è quasi triplicato, sfiorando quota 1.900 episodi. Un fenomeno aggravato dai cambiamenti climatici, che impongono una revisione profonda delle strategie di prevenzione.

La relazione evidenzia come i fondi Ue non vengano allocati in modo sistematico in base al rischio effettivo o alle esigenze territoriali, mancando così l’obiettivo di massimizzare l’impatto. In alcune regioni della Spagna, ad esempio, le risorse sono state distribuite equamente tra le province, ignorando i diversi livelli di esposizione al rischio. In Grecia, l’elenco delle aree vulnerabili risale a oltre 45 anni fa, e in Portogallo un’area parzialmente inondata è stata erroneamente finanziata a causa della mancata revisione delle mappe di pericolosità.

L’approccio preventivo cresce, ma resta fragile. In Portogallo, la quota di bilancio destinata alla prevenzione è salita dal 20% al 61% tra il 2017 e il 2022. Anche in Galizia, la prevenzione è diventata la voce principale della spesa per la gestione degli incendi dal 2018. Tuttavia, la Corte avverte: prevenire non basta, se i fondi non sono ben indirizzati e se non si garantisce continuità negli interventi.

“Rafforzare le misure di prevenzione è sicuramente un passo nella giusta direzione”, ha dichiarato Nikolaos Milionis, membro della Corte dei conti responsabile del rapporto: “Affinché il sostegno europeo non si trasformi in un fuoco di paglia, è essenziale che i fondi vengano impiegati in modo strategico e sostenibile”.

Un altro nodo critico riguarda la trasparenza e il monitoraggio. Mancano dati completi e aggiornati, e spesso gli indicatori utilizzati per valutare l’efficacia delle misure sono incoerenti. Ciò rende difficile stabilire con precisione quali risultati siano stati davvero ottenuti.

Infine, il rapporto lancia un allarme sulla sostenibilità delle azioni finanziate, in particolare con le risorse del Recovery and Resilience Facility (RRF). Sebbene il dispositivo abbia garantito contributi straordinari – come i 470 milioni di euro destinati alla Grecia e i 390 milioni al Portogallo per la prevenzione – nessuno dei due Paesi ha previsto fondi strutturali per il mantenimento a lungo termine delle misure adottate. Il rischio, secondo la Corte, è che l’efficacia si esaurisca entro tre o quattro anni.

Un monito, questo, che chiama in causa non solo la Commissione europea, ma anche i governi nazionali, chiamati a pianificare con lungimiranza e responsabilità l’uso delle risorse per affrontare una delle emergenze ambientali più gravi del continente.