7 Ottobre 2026
Europa

In Lettonia i ragazzi imparano a sparare a scuola: 112 ore di addestramento sui banchi

Mentre il mondo guarda all’Iran, i Paesi baltici tengono gli occhi su Mosca. La piccola repubblica sul Mar Baltico della Lettonia ha reso obbligatoria l’educazione militare nelle scuole superiori: 112 ore di addestramento e fucili sui banchi.

In buona parte d’Europa, la scena sarebbe uno scandalo. In Germania, ricorda una recente indagine di Politico, il sindacato degli insegnanti si oppone persino alle visite degli “ufficiali per i giovani” nelle scuole, considerate una forma velata di reclutamento. In Lettonia, invece, i fucili sono parte del programma scolastico.

112 ore di addestramento: la scelta più radicale d’Europa.

Dal 1° settembre 2024, l’educazione alla difesa nazionale è obbligatoria in tutti gli istituti superiori lettoni. Il programma copre 112 ore distribuite su due anni: storia militare, orientamento con bussola e mappa, primo soccorso, gestione delle crisi, marcia e, appunto, pratica con le armi.

Estonia e Lettonia sono le uniche due nazioni europee ad aver introdotto questo tipo di formazione obbligatoria nelle scuole. Ma mentre Tallinn si ferma a 35 ore, Riga va ben oltre.

L’ombra di Mosca – e dell’estremismo nazionale – sul Mar Baltico.

Per capire perché tutto questo abbia senso, basta guardare una cartina geografica. La Lettonia confina con la Russia per 283 chilometri e con la Bielorussia, saldamente nell’orbita di Mosca e rampa di lancio dell’invasione dell’Ucraina, per altri 172. Insieme a Estonia e Lituania, ha trascorso decenni nell’Unione Sovietica. Come l’Alto rappresentante dell’Ue, Kaja Kallas, che, negli anni, non ha perso l’occasione di evidenziare il proprio “estremismo estone” e ribadire il proprio astio verso la Federazione Russa. Fin qui non ci sarebbe nessuna critica da indirizzare all’esponente della Commissione von der Leyen, se non fosse per il delicato incarico che ricopre da due anni, ovvero quello della responsabile della politica estera dell’Ue. Un dato di non poco conto sotto il profilo diplomatico e della de-escalation.

Una minoranza da integrare, una storia da raccontare.

Il programma ha anche un obiettivo che va oltre la difesa militare in senso stretto. Circa un quarto della popolazione lettone è di etnia russa, e i russofoni sono ancora una presenza significativa a Riga e nelle regioni orientali del Paese. Le lezioni di difesa nazionale, tenute esclusivamente da militari, mai da insegnanti civili, servono anche a rafforzare il senso di appartenenza allo Stato tra le giovani generazioni di questa minoranza.

Ma c’è chi non vuole sparare in classe.

Come si gestisce il pacifismo in un paese in assetto di difesa? Ad oggi l’insegnamento militare in classe non è obbligatorio. Chi per convinzione religiosa o etica rifiuta di toccare un’arma può chiedere di essere esonerato.

foto di Makalu da Pixabay.com