17 Agosto 2026
Cultura

In Italia una famiglia su tre non può permettersi la vacanza

Con l’arrivo dell’estate, per una parte consistente delle famiglie italiane con figli minori la possibilità di concedersi alcuni giorni di vacanza resta un privilegio fuori portata. Secondo i dati Istat elaborati da Openpolis nell’ambito dell’iniziativa Con i Bambini, nel 2025 il 33,2% delle famiglie con un figlio minore dichiara di non potersi permettere almeno una settimana di ferie lontano da casa, un’incidenza pressoché identica a quella registrata tra le famiglie con due figli a carico (31,5%). La quota sale drasticamente al 53,3% tra i nuclei con tre o più figli.

Si tratta di valori tutti in crescita rispetto all’anno precedente: l’aumento è di circa 1,5 punti percentuali tra le famiglie con due figli minori, sale a 5,1 punti tra quelle con un solo figlio e raggiunge gli 8,9 punti tra i nuclei con tre o più figli. Storicamente, sono proprio le famiglie più numerose a incontrare le maggiori difficoltà nel permettersi un periodo di vacanza, con un picco del 61% registrato nel 2012. Anche tra le famiglie più piccole, il momento di massima difficoltà coincide con lo stesso anno, quando la quota aveva toccato il 50,2% tra i nuclei con un figlio e il 49% tra quelli con due.

Una rinuncia con effetti sulla crescita dei minori.

Il periodo estivo non risponde soltanto a un’esigenza di riposo, ma rappresenta anche un’occasione di socialità e apprendimento che si sviluppa al di fuori del contesto scolastico, contribuendo alla maturità emotiva e cognitiva dei più piccoli. La mancanza di tali esperienze, secondo l’analisi, rischia di ampliare il divario tra i minori che possono beneficiarne e quelli costretti a rimanere a casa per difficoltà economiche, alimentando quella che viene definita “trappola della povertà educativa”: una condizione in cui un bambino o un adolescente si vede privato, in senso più ampio, del diritto all’apprendimento, alle opportunità culturali e al gioco, in un circolo in cui povertà economica ed educativa si rafforzano a vicenda.

Un fenomeno sottostimato.

Gli autori dell’analisi sottolineano come il dato reale possa essere superiore a quello rilevato: la letteratura scientifica di riferimento, a partire da un rapporto Unicef del 2012, richiama da tempo il rischio che i genitori, chiamati a descrivere le difficoltà economiche del proprio nucleo familiare, possano non rispondere con piena sincerità, rendendo complessa una stima precisa dell’incidenza del fenomeno a livello sia nazionale sia locale.

Le famiglie monoreddito con figli piccoli sono le più esposte.

Tra i fattori di maggiore fragilità economica individuati dallo studio figura la condizione delle famiglie con un unico percettore di reddito e almeno un figlio a carico under 6. Un’analisi su 2.340 comuni italiani, che confronta i dati del 2015 con quelli del 2022, mostra come questa tipologia di nuclei familiari sia in calo in 1.098 comuni ma in aumento in 1.242. Tra i capoluoghi di provincia, la situazione migliora in 73 casi e peggiora in 39: la diminuzione più marcata si registra ad Andria, dove l’incidenza passa dal 45,5% al 42,8% (-2,76 punti), seguita da Bologna (-2,23 punti, dal 45,2% al 43%) e Pescara (-1,94 punti, dal 49,7% al 47,8%). Gli aumenti più significativi si registrano invece a Nuoro (+2,08 punti, dal 46,8% al 48,9%), Oristano (+1,95 punti, dal 47% al 48,9%) e Potenza (+1,64 punti, dal 43,9% al 45,5%).

Gli analisti invitano tuttavia a una lettura articolata dei dati: i miglioramenti più consistenti si registrano proprio nelle città dove l’incidenza di partenza era più alta, superiore al 30%, e che oggi si attestano comunque attorno a un quarto del totale delle famiglie monoreddito. Il calo della natalità degli ultimi anni, inoltre, contribuisce a ridurre anche la quota di famiglie con figli piccoli tra i nuclei monoreddito, riflettendo una tendenza già osservata in passato: quella di coppie, spesso giovani e in condizioni economiche instabili, che scelgono di rimandare o rinunciare alla genitorialità.