In Italia oltre un under35 su quattro ha un basso capitale umano
In Italia oltre un quarto dei giovani tra i 25 e i 34 anni presenta una dotazione ridotta di capitale umano, con livelli più bassi di istruzione, competenze cognitive e partecipazione alla formazione. È uno dei principali dati emersi dal seminario “PIAAC Ciclo 2. Competenze, capitale umano e lavoro”, organizzato dall’INAPP.
Giovani italiani, cresce la fascia dei “fragili”.
Secondo lo studio INAPP, il 27% dei giovani italiani tra i 25 e i 34 anni appartiene al gruppo definito dei “fragili”: persone caratterizzate da un livello di istruzione medio-basso, competenze cognitive ridotte, scarsa partecipazione recente ad attività formative e maggiori difficoltà sul piano delle abilità socio-emotive.
Si tratta della quota più elevata tra gli otto Paesi analizzati. Il dato italiano supera quello registrato in Finlandia (8%), Canada (9%), Francia e Inghilterra (13%), Germania (18%), Spagna (20%) e Polonia (22%).
All’estremo opposto, i giovani considerati “eccellenti”, cioè quelli che uniscono elevati livelli di istruzione, buone competenze cognitive, solide capacità socio-emotive e partecipazione ad attività di apprendimento, rappresentano in Italia solo il 10% dei 25-34enni, contro una media del 18% negli altri Paesi esaminati.
L’analisi evidenzia inoltre una peculiarità italiana: il 25% dei giovani rientra nella categoria dei “poco istruiti con personalità forte”. Si tratta di persone con fragilità sul piano formativo e cognitivo, ma con risorse socio-emotive positive che potrebbero essere valorizzate attraverso percorsi mirati di istruzione, formazione e riqualificazione.
Competenze e occupazione, un legame sempre più stretto.
Lo studio conferma il forte legame tra capitale umano e possibilità di accesso al mercato del lavoro. Nei Paesi analizzati, infatti, i gruppi con maggiori competenze registrano tassi di occupazione superiori alla media, mentre le fasce più deboli incontrano maggiori difficoltà nella ricerca e nel mantenimento di un impiego.
Un quadro particolarmente critico emerge per gli adulti italiani tra i 25 e i 65 anni con basse competenze cognitive. Considerando insieme le capacità di lettura e comprensione dei testi, l’utilizzo delle informazioni matematiche e numeriche e la capacità di risolvere problemi complessi, il 28% degli adulti italiani presenta livelli ridotti di competenza, contro una media del 20,5% nei 27 Paesi OCSE analizzati.
La situazione si riflette direttamente sull’occupazione: tra gli adulti con basse competenze cognitive il tasso di occupazione si ferma al 49,6%, contro il 72,5% della restante popolazione adulta. Il tasso di inattività raggiunge il 43,4%, rispetto al 23,3% degli altri lavoratori, mentre la disoccupazione arriva al 12,3%, più del doppio rispetto al 5,5% registrato nella popolazione con competenze più elevate.
Lavori meno qualificati e rischio di impoverimento delle competenze.
L’indagine evidenzia inoltre che gli adulti occupati con basse competenze utilizzano meno frequentemente, sul posto di lavoro, abilità cognitive come lettura, scrittura, capacità matematiche, competenze digitali e problem solving. Al contrario, ricorrono più spesso ad abilità manuali e fisiche.
Secondo l’INAPP, questa situazione può creare un circolo vizioso: lavori con minori occasioni di utilizzo delle competenze cognitive possono contribuire nel tempo a un ulteriore indebolimento delle capacità professionali, consolidando condizioni di svantaggio già esistenti.
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