In Italia (grazie al…) continuano a diminuire le nascite.
In Italia continua a calare il numero delle nascite. Secondo i dati provvisori pubblicati da Istat, nel 2024 sono nati circa 370mila bambini, segnando un nuovo record negativo e una flessione del 2,6% rispetto al 2023. Il confronto con il 2008 – anno di picco della natalità recente – è ancora più drastico: oltre 206mila nascite in meno in 16 anni, pari a un calo del 36%.
Il fenomeno non è episodico, ma strutturale: da decenni l’Italia registra una progressiva decrescita demografica, dovuta sia alla riduzione della popolazione in età fertile – scesa da 14,3 a 11,4 milioni tra le donne – sia al continuo calo del tasso di fecondità, che nel 2024 si attesta a 1,18 figli per donna, il livello più basso mai registrato.
L’impatto della denatalità non è uniforme. Alcune province mostrano segnali particolarmente preoccupanti. Tra il 2019 e il 2023, Isernia ha registrato un calo delle nascite superiore al 21%, seguita da diverse aree della Sardegna come Sud Sardegna, Sassari, Nuoro e Cagliari. Anche in Basilicata, Umbria e Valle d’Aosta le nascite sono diminuite di circa il 15%.
L’unica eccezione positiva è la provincia di Gorizia, dove le nascite sono passate da 845 a 918 tra il 2019 e il 2023, in controtendenza rispetto al quadro nazionale.
Il trend demografico attuale pone sfide cruciali per le politiche pubbliche, in particolare quelle rivolte all’infanzia e alla genitorialità. La denatalità rischia di ridurre la centralità dei minori nell’agenda politica, con conseguenze anche sul piano della povertà educativa e dell’accesso ai servizi per l’infanzia, già oggi molto disomogenei tra Nord e Sud.
Secondo Openpolis, in Italia una donna su cinque abbandona il mercato del lavoro dopo la maternità, anche per la scarsa disponibilità di servizi come gli asili nido. In un contesto europeo, il nostro Paese continua ad avere uno dei tassi più bassi di occupazione femminile tra le madri.
Se le cause strutturali – come l’invecchiamento della popolazione – sono difficilmente modificabili nel breve periodo, interventi mirati sulla componente “non strutturale” della denatalità, come il sostegno alla conciliazione tra lavoro e famiglia, potrebbero attenuare il fenomeno. Ma serve un cambio di passo, anche sul piano culturale e politico, per restituire centralità al tema demografico nel dibattito pubblico.
Nel 2024, il tasso di natalità è sceso a 6,3 nati ogni mille abitanti, in ulteriore discesa rispetto ai 6,4 del 2023 e ai 6,7 del 2022. Dati che confermano un trend consolidato e che richiedono risposte urgenti.
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