16 Ottobre 2026
Sardegna

Imprese senza eredi: sono 315mila gli imprenditori italiani over 70

Il sistema produttivo italiano invecchia più in fretta di quanto si riesca a rinnovarlo. Secondo il dossier “Imprese senza ricambio” realizzato dalla CNA, a giugno 2025 i titolari di imprese individuali con almeno 70 anni erano quasi 315mila, pari al 10,7% del totale. Dieci anni prima erano circa 290mila, l’8,9%: un incremento di quasi 25mila unità, nonostante il numero complessivo dei titolari individuali sia nel frattempo diminuito.

Il dato assume rilievo se incrociato con l’andamento demografico e imprenditoriale dei giovani. Tra il 2015 e il 2026 la fascia di popolazione tra i 20 e i 39 anni si è ridotta di circa 1,4 milioni di persone, quasi il 10%. Nello stesso arco temporale, tra il 2014 e il 2024, le imprese guidate da under 35 sono calate di oltre 153mila unità, un quarto del totale.

L’invecchiamento colpisce in modo particolarmente marcato l’agricoltura, dove oltre 160mila titolari hanno almeno 70 anni, il 28,3% del comparto. Seguono il commercio, con quasi 59mila imprenditori anziani, l’edilizia con oltre 19mila, il manifatturiero con più di 18mila, i servizi con circa 14mila e il settore alloggio-ristorazione con oltre 12.600. Guardando all’incidenza percentuale, oltre all’agricoltura si distinguono manifatturiero (9,6%), trasporti (8,4%), commercio (7,8%) e ristorazione (6,6%): comparti in cui competenze tecniche e relazioni con la clientela non si trasferiscono in tempi brevi.

Sul fronte opposto, l’imprenditoria giovanile arretra soprattutto nell’edilizia, che perde quasi 40mila attività in un decennio (-38,7%), nel commercio, con oltre 66mila imprese in meno (-36,2%), e nell’industria, che ne perde più di 14mila (-35,9%). Il turismo segna invece un calo più contenuto, -18,3%. Fanno eccezione i servizi alle imprese, dove le attività giovanili crescono del 3,5%, e il comparto agricolo, sostanzialmente stabile: un segnale che indica anche un cambiamento nelle scelte dei nuovi imprenditori.

Il rischio più alto si concentra dove le due tendenze si sovrappongono, cioè dove crescono gli imprenditori prossimi all’uscita mentre calano i giovani disposti a subentrare: manifattura, edilizia e commercio, settori chiave per la tenuta della piccola impresa e dell’artigianato sul territorio.

A livello provinciale, l’incidenza più alta di over 70 si registra a Grosseto (18,7%), seguita da Viterbo (17,9%), Chieti e Trapani (17,6%). L’aumento più consistente negli ultimi dieci anni si osserva invece a Enna, Crotone, Chieti e Vibo Valentia. In termini assoluti il fenomeno pesa soprattutto nelle grandi città: Napoli conta oltre 11.600 titolari ultrasettantenni, Roma più di 10.200, seguono Milano, Torino e Foggia.

Per il presidente nazionale CNA, Dario Costantini, il passaggio generazionale è “una delle grandi questioni di politica industriale che l’Italia deve affrontare”. Ogni impresa che chiude per mancanza di ricambio, sottolinea, non comporta solo la perdita di un’attività economica, ma la dispersione di competenze, relazioni e patrimoni costruiti in decenni di lavoro.

Da qui la richiesta della CNA di una politica strutturata sulla trasmissione d’impresa: favorire l’incontro tra chi vuole cedere l’attività e potenziali subentranti, accompagnare il trasferimento di competenze, semplificare l’accesso al credito per chi rileva un’azienda, rafforzare gli strumenti fiscali e finanziari dedicati e sostenere i workers buyout. Un’attenzione particolare, secondo l’associazione, va riservata all’artigianato e alle piccole imprese, dove il valore aziendale coincide spesso con le competenze personali del titolare, e dove una successione mal preparata può significare la scomparsa definitiva di mestieri e produzioni.