18 Luglio 2026
PoliticaSardegna

Imprese femminili: 1,3 milioni di storie di donne, lavoro e potenzialità.

Scelgono di fare impresa per vocazione, non per ripiego. Sono più istruite, più attente al benessere dei propri collaboratori e preferiscono lavorare in team con altre donne. Ma le loro aziende restano mediamente più piccole, meno produttive e ancora troppo dipendenti dal capitale familiare.

È il ritratto dell’imprenditoria femminile italiana tracciato dal rapporto Unioncamere – Centro Studi Tagliacarne e Sicamera, nell’ambito del Piano Nazionale per l’Imprenditoria Femminile.

Un’imprenditoria matura e consapevole.

“Quella femminile è un’imprenditoria matura, istruita, motivata, con una leadership consapevole”, ha dichiarato Andrea Prete, presidente di Unioncamere. “Le imprese guidate da donne – ha aggiunto – alimentano le economie dei territori più fragili e soggetti a spopolamento. È una risorsa preziosa che va accompagnata, anche semplificando l’accesso agli incentivi pubblici e rafforzando gli strumenti di supporto”.

Roma prima per numero di imprese femminili.

“Roma è la prima provincia italiana per numero di imprese femminili, quasi 100mila (96.421 al 30 settembre 2025)”, ha sottolineato Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma.
“Il tasso di occupazione femminile ha raggiunto il 58,5%, il valore più alto di sempre. Ma – ha aggiunto – restano forti divari in molti ambiti. Solo un’impresa su cinque è rosa e le donne nei ruoli apicali sono ancora poche. Occorre agire su burocrazia, fisco e accesso al credito, ostacoli che ancora frenano la crescita dell’imprenditoria femminile”.

Un milione e 300mila imprese femminili.

In Italia operano 1,3 milioni di imprese guidate da donne, pari al 22,2% del totale, in lieve aumento rispetto al 2014 (+0,4%). Si tratta di una leva importante per l’occupazione: oltre la metà dei dipendenti (54%) nelle aziende femminili sono donne, contro il 39% nelle imprese maschili.

Le imprenditrici hanno mediamente livelli di istruzione più alti (25% laureate contro il 21% degli uomini) e, nell’85% dei casi, provengono da precedenti esperienze lavorative. Il 37% sceglie l’impresa per autorealizzazione personale, mentre solo il 27% la vede come alternativa alla disoccupazione.

Attenzione al welfare e alla qualità del lavoro.

Il 28% delle imprese femminili adotta misure di conciliazione vita-lavoro per i propri collaboratori (contro il 22% delle imprese maschili). Quando la leadership è laureata, ricordano i promotori della ricerca, l’attenzione al welfare aziendale cresce fino al 40%.

Piccole dimensioni e produttività più bassa.

La maggior parte delle imprese femminili resta di piccola dimensione: il 96,2% ha meno di 10 addetti. Nonostante un trend in crescita verso strutture più grandi, la produttività resta inferiore del 60% rispetto alle imprese non femminili.

Il 74% delle imprenditrici utilizza capitale proprio o familiare per avviare l’attività: una scelta che garantisce stabilità ma limita la capacità di investire e innovare.

Credito e incentivi fanno la differenza.

Quando le imprese femminili accedono a credito bancario (37% del totale), in 8 casi su 10 effettuano nuovi investimenti, contro il 70% di chi non ricorre a finanziamenti. L’utilizzo degli incentivi pubblici è più alto rispetto agli uomini: 27% li ha già sfruttati e 19% intende farlo. Le misure più richieste sono gli aiuti regionali, il credito d’imposta e gli incentivi gestiti da Invitalia (15%).

Formazione e finanza moltiplicano la produttività.

Il report sottolinea che le imprese femminili che combinano finanziamenti all’avvio e formazione del capitale umano registrano un aumento della produttività del 40%, rispetto al +33% di chi si limita a utilizzare solo strumenti finanziari.
Inoltre, queste aziende hanno una propensione a investire superiore del 10%, che sale al +14% se abbinata a programmi di formazione.

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