Imprese, allarme ricambio generazionale: il 30% delle aziende italiane a rischio continuità.
Nei prossimi vent’anni il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati in Italia è destinato a dimezzarsi, passando da 3:2 a 1:1. Una trasformazione demografica senza precedenti che mette sotto pressione il sistema produttivo e, in particolare, la continuità operativa delle imprese.
Secondo i dati Istat 2025, infatti, circa il 30% delle aziende italiane presenta oggi uno squilibrio critico tra dipendenti senior (over 55) e giovani under 35, con un rapporto superiore a 1,5 a 1. Nelle microimprese la quota sale oltre il 35%, segnalando una fragilità strutturale ancora più marcata.
Il rischio è concreto soprattutto per le imprese familiari, che rappresentano l’85% del tessuto produttivo nazionale e generano circa l’80% del Pil. Nei prossimi cinque anni, almeno una su cinque dovrà affrontare il passaggio generazionale, ma solo il 14% dichiara di disporre di un piano formale per gestirlo. I numeri parlano chiaro: appena tre aziende familiari su dieci sopravvivono al terzo passaggio generazionale. In assenza di una pianificazione adeguata, le conseguenze si traducono nella perdita di competenze strategiche, cultura aziendale e know-how operativo accumulato in decenni di attività.
La gestione del ricambio generazionale, spiegano gli esperti, parte da un’analisi predittiva: individuare quali conoscenze rischiano di andare disperse nei prossimi tre-cinque anni e chi ne è depositario. Da qui la necessità di percorsi strutturati di affiancamento e mentoring, in un processo bidirezionale in cui i senior trasferiscono esperienza sul campo e i più giovani apportano competenze digitali e nuovi approcci. Fondamentale anche identificare i successori sulla base del potenziale e delle competenze, colmando per tempo eventuali gap formativi attraverso programmi di reskilling e upskilling.
foto Diarmuid Greene/Collision via Sportsfile
