Immigrazione e impatto fiscale, PfE: “Fino a 400mila euro per chi viene dai Paesi africani e mediorientali”.
Serve, alla luce delle nuove analisi condotte negli ultimi anni, un update sullo studio della Commissione europea sull’impatto fiscale netto dell’immigrazione nei Paesi dell’Ue. Una necessità evidente alla luce del crescente costo fiscale legato a flussi migratori non connessi al lavoro, come quelli per motivi di studio, ricongiungimento familiare o asilo, secondo il gruppo parlamentare dei Patrioti per l’Europa.
“Studi recenti mostrerebbero che l’onere economico maggiore ricadrebbe sulle spalle degli Stati membri nel caso di richiedenti asilo, in particolare provenienti da Paesi africani e mediorientali, con un impatto fiscale negativo stimato fino a 400.000 euro a persona. Le migrazioni per ricongiungimento familiare comporterebbero un costo netto di circa 200.000 euro per individuo”, spiegano i firmatari dell’interrogazione.
Effetti fiscali, secondo la tesi dei Patrioti, che sembrerebbero correlati al concetto di “distanza culturale”: i migranti provenienti da Paesi culturalmente più lontani, soprattutto quelli di area africana-islamica, risulterebbero più costosi per i sistemi pubblici, anche considerando variabili come livello d’istruzione e distribuzione del reddito. Al contrario, gli immigrati originari di Paesi confuciani (come la Cina o altre nazioni dell’Asia orientale) sarebbero associati a un impatto fiscale positivo.
