Immigrazione come arma ibrida: la Russia destabilizza i confini UE. Bruxelles risponde.
L’uso della migrazione come strumento di guerra ibrida da parte della Russia – con la complicità della Bielorussia – è ormai una realtà riconosciuta nei corridoi istituzionali dell’Unione Europea. A confermarlo è la stessa Commissione in risposta scritta all’interrogazione dell’eurodeputata tedesca Christine Anderson (gruppo ESN), che ha sollevato con forza la questione della “militarizzazione dei flussi migratori” attraverso i confini di Paesi UE come Finlandia, Polonia, Lituania e Lettonia, ma anche della Norvegia.
Mosca e Minsk, secondo Anderson, starebbero agevolando in modo sistematico il transito di migranti provenienti da Paesi terzi attraverso il proprio territorio, rilasciando visti ufficiali o impiegando metodi coercitivi e reti di traffico umano, con il coinvolgimento diretto dei servizi segreti russi. L’obiettivo: destabilizzare le frontiere esterne dell’UE e mettere sotto pressione la capacità di risposta dei singoli Stati membri.
Per il Commissario europeo Magnus Brunner, intervenuto in risposta, tali “minacce ibride” pongono un serio rischio per la sovranità, la sicurezza nazionale e l’integrità territoriale degli Stati colpiti, nonché per l’intera Unione. Bruxelles ha riconosciuto che, fin dal 2021, sono in atto operazioni coordinate con le agenzie europee – come Frontex e il Servizio europeo per l’azione esterna – per sostenere i Paesi in prima linea.
Tuttavia, restano oscuri i numeri concreti: la Commissione ammette di non disporre di dati aggregati sui rimpatri dei migranti entrati irregolarmente attraverso i confini russo-bielorussi. Un vuoto informativo che, di fronte alla gravità della minaccia, solleva interrogativi sulla reale efficacia delle misure in atto.
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