Il “turismo sanitario” per i bloccanti della pubertà tra Regno Unito e Unione europea.
Un gruppo di eurodeputati del gruppo ECR, guidato da Paolo Inselvini e con la firma, tra gli altri, di Carlo Fidanza, Marco Squarta e Sergio Berlato, ha presentato alla Commissione europea un’interrogazione scritta sul presunto fenomeno del turismo sanitario tra Regno Unito e Unione europea per l’accesso ai farmaci bloccanti della pubertà destinati a minori.
Secondo le inchieste giornalistiche richiamate nell’atto, alcune cliniche private britanniche promuoverebbero costosi abbonamenti per permettere alle famiglie di ottenere tali medicinali in Paesi dell’UE, dopo il divieto introdotto nel Regno Unito in seguito a studi che ne avrebbero evidenziato rischi e gravi effetti collaterali. I minori britannici verrebbero così portati in altri Stati membri, in particolare Irlanda e Spagna, per ricevere le somministrazioni da medici “compiacenti”.
Gli eurodeputati denunciano una situazione che, a loro giudizio, esporrebbe adolescenti e perfino bambini a sostanze potenzialmente dannose, con ripercussioni sul loro sviluppo fisico e psicologico, e accusano l’assenza di un intervento europeo di favorire un commercio transfrontaliero di medicinali che colpisce i soggetti più vulnerabili: i minori.
Le domande alla Commissione von der Leyen.
Nell’interrogazione, gli eurodeputati chiedono innanzitutto se la Commissione sia a conoscenza di questa pratica e, in particolare, del caso della piattaforma “Anne Health”, fondata da Susie Green, indicata come snodo di questo presunto “turismo sanitario”.
Viene poi chiesto quali misure l’Esecutivo europeo intenda adottare per contrastare l’aggiramento dei divieti nazionali attraverso viaggi sanitari all’interno dell’UE e come la Commissione intenda garantire che la distribuzione e la somministrazione di questi medicinali ai minori siano sottoposte a un controllo rigoroso da parte dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) e del sistema di farmacovigilanza EudraVigilance.
La risposta di Bruxelles: “Nessuna segnalazione, competenza nazionale sulla sanità”.
Nella risposta la Commissione Ue, attraverso il commissario Olivér Várhelyi, si è limitata, come spesso capita, a evidenziare il proprio limite di competenza, chiarendo che l’Esecutivo europeo “non è a conoscenza di questa pratica” e non dispone di informazioni sulla sua eventuale diffusione negli Stati membri.
L’esecutivo ricorda che le norme nazionali possono disciplinare il riconoscimento di prescrizioni mediche provenienti da Paesi terzi, anche sulla base di accordi bilaterali, e richiama il quadro giuridico dei Trattati: ai sensi dell’articolo 168 del TFUE, è infatti responsabilità degli Stati membri definire la propria politica sanitaria e organizzare i servizi sanitari e l’assistenza medica.
Libertà di cura nell’UE e limiti dell’azione europea.
Várhelyi cita inoltre la direttiva 2011/24/UE sui diritti dei pazienti in materia di assistenza sanitaria transfrontaliera, che stabilisce le condizioni alle quali un paziente può recarsi in un altro Stato membro per ricevere cure e ottenere il rimborso, comprendendo anche il riconoscimento delle prescrizioni mediche. La direttiva, tuttavia, si applica unicamente ai Paesi dell’UE e dello Spazio economico europeo, non al Regno Unito dopo la Brexit.
La Commissione sottolinea che, nel rispetto delle competenze nazionali, il proprio margine d’azione resta limitato: non può sostituirsi agli Stati membri né dettare scelte di merito clinico o di politica sanitaria, ma può garantire il rispetto delle norme comuni esistenti e il buon funzionamento del mercato interno, nel quadro delle competenze conferite dai Trattati.
EMA, farmacovigilanza e responsabilità degli Stati membri.
Sul fronte della sicurezza dei medicinali, infine, la Commissione ricorda che l’Agenzia europea per i medicinali svolge un ruolo centrale nel monitoraggio dei farmaci autorizzati nell’UE attraverso il sistema di farmacovigilanza, che include il database EudraVigilance. Ciò consente di raccogliere e analizzare le segnalazioni di sospette reazioni avverse, anche per medicinali utilizzati in età pediatrica.
Tuttavia, viene ribadito che la distribuzione, la prescrizione e la somministrazione concreta dei medicinali rientrano innanzitutto nella responsabilità degli Stati membri, nell’ambito dell’organizzazione dei rispettivi sistemi sanitari. Molti Paesi, prosegue la risposta, hanno già introdotto regole rigorose per l’accesso ai farmaci bloccanti della pubertà, che possono includere linee guida cliniche specifiche, l’obbligo di una valutazione psicologica e, in alcuni casi, la necessità del parere di più medici prima della prescrizione.
foto Ministero della Salute
