Il “sub del sub” ovvero la faccia come il culo del centrosinistra sardo. Più soldi per gli staff di gabinetto
Si chiama 2763, è un sub emendamento all’emendamento 2656, e nel linguaggio contorto della sessione di bilancio è quanto di più simile a un blitz si possa presentare in Consiglio regionale. Firma: Giunta Todde. Effetto pratico: la fine di un vincolo di spesa che dal 2012 limitava le risorse per il personale degli uffici di gabinetto.
Il testo, aggiuntivo all’articolo 9 del DDL 203/A (“Norme in materia di personale”), abroga il comma 12 dell’articolo 3 della legge regionale 6/2012, la legge finanziaria di allora. Quel comma imponeva un tetto di spesa ereditato dalla spending review del 2010, pensato per durare fino al 2013 e mai davvero rimosso. Ora la Giunta lo cancella, e la relazione tecnica allegata mette nero su bianco il conto: 451.881,30 euro l’anno, per il 2026, il 2027 e il 2028, “a regime”. Di questi, 317.116 euro sono indennità di gabinetto, 107.819,44 euro oneri contributivi, 26.954,86 euro quota IRAP. La Giunta assicura che le somme sono già stanziate a bilancio e che quindi “non determina maggiori oneri” , il che, detto in italiano corrente, significa: i soldi ci sono già, li stiamo solo liberando da un vincolo che li teneva fermi.
Un tecnicismo da poco, si dirà. Ma è un tecnicismo che arriva nel momento peggiore possibile per chi lo propone: in piena sessione di bilancio, con l’opposizione di centrodestra pronta a rovesciare addosso alla maggioranza lo stesso argomento , il “poltronificio” delle nomine fiduciarie , che il centrosinistra ha usato per anni contro le giunte di centrodestra. Come non citare “l’urlatrice di via Roma” in attività nel corso della XVI Legislatura.
Non si parla di dirigenti apicali reclutati per merito, ma in larga parte di quella galassia di incarichi fiduciari negli staff politici che spesso finisce per accogliere chi in Consiglio regionale non ci è mai entrato, o non c’è più rientrato: ex candidati, trombati, collaboratori di fiducia. Un canale di sistemazione parallelo alle urne, pagato con soldi pubblici e oggi, con questo subemendamento, con più soldi pubblici.

Il paradosso politico è tutto qui. Il centrosinistra sardo ha costruito una parte non piccola della propria narrazione all’opposizione sulla denuncia di uno spoil system troppo largo e troppo caro. Oggi, in maggioranza, non solo non smonta quel sistema ma propone , con un emendamento all’emendamento (il sub emendamento), la forma più defilata e meno visibile che il regolamento consenta , di aumentarne la copertura finanziaria. Non è un dettaglio da poco che la scelta sia caduta su un sub emendamento: uno strumento che nella prassi parlamentare serve a correggere aspetti tecnici, non certo ad aprire un capitolo di spesa da mezzo milione di euro l’anno sugli stipendi dello staff politico.
Resta la domanda di fondo, quella che l’opposizione userà nei prossimi giorni d’aula: se il sistema degli uffici di gabinetto era, nelle parole di ieri, un problema da correggere, perché oggi lo si rifinanzia? E se il subemendamento non verrà ritirato , come sembra intenzione della Giunta, la maggioranza dovrà spiegare in aula, con il resoconto stenografico che resta agli atti, perché la coerenza valeva solo quando si stava dall’altra parte dell’emiciclo.
Qualcuno, ricorda una vecchia massima, dovrebbe avere la faccia come il c*** e ricordarsi perchè se nella XVI Legislatura si parlava, con riferimento alla legge 10 del 2021, di “legge obrobrio” perchè i “coerenti del centrosinistra” l’anno utilizzata? Perchè vogliono aumentare le risorse per le persone degli staff? Perchè non chiedere manco scusa all’indfendibile centrodestra sardo?
Come è stato detto oggi anche da Franco Mula nel corso della discussione, è più che dovuto farsi venire il voltastomaco. Un indegno teatrino che vede la maggioranza odierna “nascondere la manina”. Una triste pagina di storia di autonomia sarda.
La fastidiosa “superiorità morale” del centrosinistra anche oggi è smascherata, senza contare che oggi il silenzio in Aula degli esponenti del centrosinistra non è stato solo assordante ma ha permesso di far salire sugli scudi esponenti come Gianni Chessa, Paolo Truzzu, Fausto Piga.
Gianni Chessa, addirittura, si è proposto di votare per l’abrogazione della legge 10 del 2021: “Non solo la presidente Todde ha approfittato di quel poltronificio, non solo lo avete aumentato ma adesso chiedete anche di aumentare le risorse per lo staff di gabinetto. Vi rendete conto di cosa state facendo? Ma non è poco etico e morale? Quale coerenza con le narrazioni sulle vertenze sindacali? Non bastano 8mila euro netti al mese al capo di gabinetto di un assessorato della Giunta Todde? Dovreste – conclude – ritirare questo emendamento e porre fino al falso moralismo. Dovreste vergognarvi”.
