“Il sogno americano è finito”: l’UE prende atto che Trump non è più un alleato.
I governi europei hanno capito che gli Stati Uniti non sono più un partner affidabile? E’ la domanda che in molti si fanno all’indomani delle dichiarazioni divisive di Donald Trump condivise nel corso del World Economic Forum di Davos.
Nonostante il parziale dietrofront del presidente Donald Trump, che nelle ultime ore ha ridimensionato le minacce di imporre dazi all’Europa dopo aver annunciato un presunto accordo sulla Groenlandia, il Consiglio europeo si riunirà lo stesso per discutere sull’ultima crisi diplomatica tra le sponde dell’Atlantico e sul cosiddetto “bazooka commerciale” da usare contro Washington e la sua politica.
Le recenti dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia, definite da molti leader europei come l’ennesima provocazione, hanno rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Per mesi, diversi governi avevano sperato che il secondo mandato del presidente americano non avrebbe messo in discussione l’equilibrio transatlantico che garantisce la sicurezza europea dal 1945.
Tra gli europei filo-statunitensi, ancora, sta crescendo il senso di delusione e tradimento. L’ex segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha parlato apertamente della fine della stagione della conciliazione: “Il momento di essere accomodanti è finito. È tempo di reagire”.
Anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha riconosciuto il cambiamento di scenario: “Il mondo è cambiato in modo permanente. E noi dobbiamo cambiare con lui”.
Fonti interne descrivono l’incontro dei capi dei PAesi Ue come una sorta di “vertice terapeutico”, destinato a consentire ai leader europei di elaborare una risposta comune alle mosse di Trump e al nuovo equilibrio geopolitico. Un vertice che potrebbe segnare un passaggio storico: la presa d’atto che il pilastro transatlantico non è più una certezza, ma una relazione da ripensare radicalmente.
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