Il silenzio del Papa americano: Vangelo e il Venezuela dimenticato.
E allora viene spontaneo domandarselo, senza giri di parole e senza infingimenti diplomatici: perché il Vaticano, oggi rappresentato da un Papa americano, non ha ancora sentito il bisogno di stigmatizzare apertamente l’aggressione americana in Venezuela? Perché questo silenzio assordante, proprio mentre da altre parti del mondo le parole papali sanno essere nette?
Il dubbio è scomodo, ma necessario. Anche il Papa americano soffre di quella miopia geopolitica che accompagna da decenni la retorica del “doppio standard”? Quella per cui alcune aggressioni sono “inermi violazioni del diritto internazionale” e altre diventano “operazioni di stabilizzazione”, “pressioni necessarie”, “difesa della democrazia”? Una domanda, nel merito, che tocca il nervo scoperto della credibilità morale.
Eppure, recentemente, proprio ai giovani americani, Papa Leone ha parlato con parole limpide, alte, spiritualmente esigenti: “Be open to what God has in store for you”. Siate aperti a ciò che Dio ha in serbo per voi. Ha ricordato che Gesù conosce i cuori inquieti, inquieti “in modo buono”, assetati di senso, di verità, di giustizia. Ha detto che la pace vera non viene dalle strategie di potere, ma da una Persona. Che l’incontro con Cristo genera zelo missionario, il coraggio di annunciare, di esporsi, di non tacere.
E allora la contraddizione, in assenza della minima nota stampa sull’attacco americano, stride.
Che ne è di quello zelo missionario quando le bombe hanno la bandiera a stelle e strisce? Dov’è la voce che si leva quando il dolore non è geopoliticamente neutro, ma politicamente scomodo?
Si parla di “pace disarmata e disarmante”, si invoca Maria Regina della Pace, si celebra il Cristo inviato nel mondo. Ma la pace non è un concetto astratto: è carne ferita, è popoli strangolati da sanzioni, è sovranità calpestata in nome di un ordine che cambia volto ma non logica. Tacere, in certi casi, non è neutralità ma sembrerebbe più una scelta.
Il Vangelo non conosce zone grigie quando l’ingiustizia è sistemica. Gesù – per chi ci crede – non dovrebbe aver modulato la verità in base alla potenza dell’impero di turno.
Papa Leone XIV se può batta un colpo. Non per ideologia, non per schieramento, ma per fedeltà al Vangelo che chiama le cose col loro nome. Se davvero l’incontro con Cristo cambia la vita “per sempre”, allora deve cambiare anche il modo in cui si guarda al potere, soprattutto quando è il “nostro”.
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