14 Marzo 2026
EuropaPolitica

Il rimpatrio forzato di donne afghane: il caso olandese scuote l’UE

La decisione del governo olandese di avviare il rimpatrio di due donne afghane verso l’Afghanistan, oggi sotto il controllo del regime talebano, ha provocato forte indignazione nell’emiciclo di Strasburgo. Un gruppo trasversale di eurodeputati — dai Renew Europe ai Verdi, dalla Sinistra ai Socialisti — ha presentato un’interrogazione prioritaria alla Commissione europea chiedendo un intervento immediato.

Il contesto: persecuzioni sistematiche e libertà negate alle donne afghane.

Da quando i talebani sono tornati al potere, nell’agosto 2021, le donne afghane hanno subito una drammatica regressione dei diritti fondamentali. Le restrizioni includono il divieto di accesso all’istruzione superiore, l’esclusione dal mondo del lavoro, limitazioni estreme alla libertà di movimento e assenza di protezione contro violenze e abusi.

In una sentenza storica del 4 ottobre 2024, la Corte di giustizia dell’UE (cause C-608/22 e C-609/22) ha stabilito che tali condizioni configurano un vero e proprio atto di persecuzione ai sensi della direttiva qualifiche dell’Unione, riconoscendo che le donne afghane hanno diritto allo status di rifugiate sulla sola base di genere e nazionalità.

I quesiti al cuore dell’interrogazione: “Il rimpatrio viola il principio di non respingimento”.

La domanda centrale posta dai firmatari vuole ottenere una risposta sul consenso o meno della Commissione verso la legittimità dell’espulsione di donne afghane verso territori controllati dai talebani alla luce del diritto dell’Unione e dei principi internazionali, in particolare del non-refoulement, che vieta di rimandare una persona verso un luogo dove rischia persecuzioni.

L’interrogazione chiede poi alla Commissione di garantire che tutti gli Stati membri applichino coerentemente l’interpretazione della Corte di giustizia, sospendendo qualsiasi decisione di rimpatrio finché la sicurezza delle donne afghane non possa essere assicurata.

Un test decisivo per la politica europea di asilo e diritti umani.

Il caso olandese rischia di aprire un precedente delicatissimo: se l’UE vuole mantenere credibilità nella difesa dei diritti umani, dicono i firmatari, non può consentire il rimpatrio in un Paese dove il genere femminile è sistematicamente perseguitato.

foto © UNICEF/UN0648262/Bidel