Il piano “Made in NATO” di Rutte si scontra con la strategia “Buy European”
Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha annunciato ad Ankara, lo stanziamento di decine di miliardi di dollari in nuovi accordi per la difesa, salutando l’avvio di una nuova stagione di cooperazione industriale transatlantica. C’è però un ostacolo non da poco: l’Unione Europea è determinata a far crescere la propria industria interna.
Al centro dello scontro c’è la destinazione dell’enorme flusso di risorse che l’Europa sta investendo nel riarmo, mentre corre per scoraggiare la Russia e rispondere alle pressioni di Donald Trump affinché il continente faccia di più per la propria difesa.
Rutte ha parlato di un mondo in cui le industrie nordamericane ed europee lavoreranno fianco a fianco, innovando insieme e sviluppando capacità di nuova generazione, annunciando oltre 54 miliardi di dollari in nuovi contratti per la difesa, compresi diversi programmi di coproduzione transatlantica. Il segretario generale ha rivendicato l’ambizione di tenere in vita il legame con Washington, definendo l’iniziativa una cooperazione transatlantica concreta.
Il nodo delle regole europee.
L’obiettivo di Rutte è mettere a fattor comune la potenza militare e industriale dell’alleanza per accumulare rapidamente equipaggiamenti bellici, mantenendo al contempo Washington coinvolta. Garantire un ruolo alle aziende statunitensi nel riarmo europeo strizza l’occhio anche a un Trump dall’approccio transazionale.
Ma questa strategia rischia di scontrarsi con la Commissione europea, che sta destinando centinaia di miliardi di euro a sostegno dell’industria bellica interna all’UE, con misure che limitano il ruolo dei fornitori esterni, alleati compresi. Il programma di prestiti da 150 miliardi di euro SAFE, ad esempio, fissa un tetto del 35% al contenuto extra-UE nel valore di un’arma, mentre il prestito da 90 miliardi destinato all’Ucraina limita la possibilità di Kiev di acquistare equipaggiamenti militari non europei. Anche il futuro bilancio pluriennale dell’UE da duemila miliardi di euro prevede 131 miliardi per la difesa, con possibili restrizioni analoghe. Il pressing “Made in NATO” arriva peraltro mentre la Commissione si prepara a rivedere le regole degli appalti comuni per la difesa.
A margine del vertice sono stati comunque annunciati accordi con aziende non statunitensi: la NATO acquisterà il sistema GlobalEye di Saab, mentre diversi paesi valuteranno l’aereo da trasporto strategico A400M di Airbus. Danimarca, Finlandia, Germania e Norvegia hanno inoltre concordato l’acquisto di droni da sorveglianza MQ-4C Triton di Northrop Grumman. Un alto funzionario NATO ha sottolineato che né l’industria europea né quella americana dispongono, da sole, di capacità produttiva sufficiente a soddisfare la domanda attuale, ed è quindi necessario attingere a entrambe le sponde dell’Atlantico nel modo più rapido possibile.
foto NATO
