Il passato che discrimina ancora: il “Marriage Bar” e le pensioni negate alle donne.
La Commissione europea, rispondendo all’eurodeputata Lynn Boylan de “La Sinistra”, ha affermato che il cosiddetto Irish Marriage Bar – la norma che fino al 1973-74 obbligava le donne impiegate nella pubblica amministrazione a lasciare il lavoro dopo il matrimonio – ha avuto conseguenze negative sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro e sul diritto a pensione. Tuttavia, buoni propositi a parte, Bruxelles ha precisato che l’Ue non ha competenza a imporre rimedi retroattivi, poiché la legislazione europea in materia di parità è entrata in vigore solo a partire dal 1976.
L’eurodeputata del gruppo “La Sinistra”, in particolare aveva chiesto chiarimenti su possibili obblighi giuridici per gli Stati membri a correggere situazioni di discriminazione di genere derivanti da decisioni politiche precedenti alla normativa Ue, sottolineando che molte donne oggi non possono far valere, ai fini pensionistici, gli anni di servizio interrotti dal Marriage Bar.
Nella risposta, la Commissione – attraverso la commissaria Hadja Lahbib – ha ricordato che la direttiva 2006/54/CE vieta le discriminazioni in materia di occupazione e previdenza, ma le sue disposizioni si applicano solo ai periodi lavorativi successivi al 17 maggio 1990, in linea con la giurisprudenza della Corte di giustizia (sentenza Barber, causa C-262/88).
Di conseguenza, ha spiegato Bruxelles, “il Marriage Bar non rientra nel campo di applicazione della normativa Ue ratione temporis”. In altre parole, l’Unione non può imporre all’Irlanda di riconoscere diritti pensionistici retroattivi alle donne penalizzate da quella norma, pur ribadendo che se fosse ancora in vigore oggi sarebbe contrario al diritto comunitario.
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