7 Settembre 2026
Politica

Il parlamento ungherese approva l’emendamento costituzionale per destituire il presidente Sulyok

Il parlamento ungherese ha approvato il 17° emendamento costituzionale che prevede la rimozione dall’incarico del presidente Tamas Sulyok.

Secondo quanto riferito dalla presidente dell’Assemblea, Agnes Forsthoffer, il testo ha raccolto 139 voti favorevoli, contro appena sei contrari e nessuna astensione.

I gruppi di opposizione di Fidesz – Alleanza Civica Ungherese e del partito cristiano-democratico hanno disertato la seduta per protesta, definendo il provvedimento un documento incostituzionale e “su misura”, elaborato dalle nuove autorità esclusivamente per i propri interessi politici. Il capogruppo di Fidesz, Gergely Gulyas, si è dimesso, dichiarando che in Ungheria la democrazia non esiste più.

Il testo ha ottenuto il voto compatto di tutti i membri del partito di governo Tisza, guidato dal primo ministro Peter Magyar. Sei deputati dell’opposizione di estrema destra del Movimento per la Patria hanno votato contro, sostenendo che Tisza si starebbe ormai comportando esattamente come Fidesz durante i suoi sedici anni al potere.

Prima del voto, rivolgendosi ai parlamentari, Magyar ha ribadito che Sulyok dovrebbe dimettersi per non aver svolto il proprio ruolo di garante della supremazia della legge e per aver chiuso un occhio sugli abusi di potere commessi dal precedente governo guidato da Viktor Orban. Il presidente ha respinto le accuse, affermando che il comportamento del premier è scorretto e che le sue azioni costituiscono una “grave violazione” della legge.

L’emendamento approvato.

Il governo ungherese aveva presentato al parlamento la bozza del 17° emendamento costituzionale lo scorso 4 luglio. Presentando il testo, Magyar aveva annunciato l’elaborazione di una nuova costituzione, da sottoporre a referendum nazionale, precisando che nel frattempo si sarebbe reso necessario modificare quella attuale.

Il provvedimento pone fine al mandato presidenziale in corso e autorizza il parlamento a eleggere un nuovo capo dello Stato entro 30 giorni dall’entrata in vigore dell’emendamento. Secondo il governo, la misura mira a ripristinare la fiducia nell’istituzione presidenziale e a garantire il rispetto dei principi costituzionali che regolano l’esercizio del potere.

Il testo introduce inoltre un limite di tre mandati quadriennali per i parlamentari e fissa a 70 anni il limite di età per i giudici della Corte Costituzionale. Allo stesso tempo, prevede misure per rafforzare l’indipendenza della magistratura, tutelare il patrimonio finanziario dello Stato, ampliare i poteri della Corte Costituzionale e rafforzare il controllo pubblico sugli organi di governo. Secondo l’esecutivo, queste misure contribuiranno a ripristinare lo stato di diritto e il sistema democratico, indeboliti negli ultimi anni dalle precedenti autorità.

Magyar ha avvertito che, qualora Sulyok non firmi entro i cinque giorni previsti dalla legge il 17° emendamento già approvato dal parlamento, avvierà una procedura di impeachment in aula. Il presidente , dal canto suo, ha fatto sapere che non intende firmare il testo.

Orban e il suo partito Fidesz, passati all’opposizione dopo la sconfitta alle elezioni parlamentari del 12 aprile, sostengono il capo dello Stato. La scorsa settimana il partito ha organizzato una grande manifestazione a Budapest contro le politiche di Magyar.

Il quotidiano Politico riporta inoltre che l’emendamento, approvato con margine di 139 voti favorevoli contro 6, colpisce anche Peter Polt, presidente della Corte Costituzionale, ritenuto anch’egli vicino a Fidesz. Secondo Magyar, ogni volta che si è trovato a dover scegliere tra i principi costituzionali e gli interessi di Fidesz, Sulyok ha sempre privilegiato questi ultimi, e continua a farlo tuttora.

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