Il Parlamento UE rimanda al Consiglio la legge contro l’abuso sui minori
Il Parlamento europeo ha rispedito al Consiglio dell’UE la controversa proposta di legge sulla scansione dei contenuti per contrastare l’abuso sessuale sui minori, al termine di una votazione ad altissima tensione.
Gli eurodeputati hanno approvato l’invio del testo al Consiglio con alcune modifiche, che escluderebbero dallo scanner i servizi con crittografia end-to-end.
Il voto di giovedì arriva dopo il tentativo dell’ultimo minuto compiuto dal gruppo del Partito Popolare Europeo (centrodestra) per rilanciare la normativa attraverso una procedura raramente utilizzata, dopo che gli stessi parlamentari avevano già respinto il regime in un voto a marzo. In base alla procedura adottata giovedì, sarebbero servite almeno 361 voti contrari per bocciare definitivamente il testo, mentre per farlo passare è bastata una semplice maggioranza dei presenti in aula.
Proprio a causa di questo meccanismo insolito, la seduta a Strasburgo si è svolta in un clima di confusione. Un deputato si è rivolto alla vicepresidente del Parlamento, Sophie Wilmès, dichiarando: “Non sappiamo su cosa stiamo votando”.
Il voto obbliga ora i Paesi membri a decidere se accettare le modifiche introdotte dal Parlamento. In caso di rifiuto, con la proposta di una versione alternativa, la legge finirebbe nella temuta procedura di “conciliazione” , uno strumento utilizzato quest’anno per sbloccare la normativa, ferma da tempo, sui diritti dei passeggeri aerei, ma che prima di allora non veniva impiegato dal 2013.
Il proseguimento dei negoziati lascia intanto le aziende tecnologiche prive di una base giuridica per effettuare, su base volontaria, la scansione di materiale relativo ad abusi sessuali su minori online: una precedente versione della norma era scaduta lo scorso aprile.
I sostenitori della legge temporanea sostengono che la sua entrata in vigore garantirebbe la protezione dei minori online nel tempo necessario ai legislatori per trovare un accordo su una soluzione giuridica permanente. I critici, dal canto loro, ribattono che la misura era stata concepita fin dall’inizio come temporanea e rischia solo di rallentare i progressi verso la legge definitiva.
foto europarl.europa.eu
