13 Aprile 2026
Europa

Il Parlamento europeo dibatte il divieto delle “terapie” di conversione per le persone LGBTIQ+

Più di un milione di firme. È il peso democratico con cui l’iniziativa dei cittadini europei “Vietare le pratiche di conversione nell’Unione europea” arriva al dibattito in programma durante la tornata di marzo del Parlamento europeo. 1.128.063 preferenze che obbligano le istituzioni europee a prendere posizione sul tema.

Cosa chiedono i firmatari?

I promotori dell’iniziativa, registrata dalla Commissione europea il 24 gennaio 2024, chiedono l’introduzione di un divieto giuridico vincolante delle pratiche di conversione rivolte alle persone LGBTIQ+ in tutta l’Unione, con l’inserimento di tali pratiche nell’elenco dei reati riconosciuti a livello europeo. Chiedono inoltre la modifica della direttiva sui diritti delle vittime, per garantire standard minimi di protezione uniformi in tutti gli Stati membri.

Pratiche condannate come tortura.

Le cosiddette terapie di conversione, tentativi di modificare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona, sono ampiamente condannate dalla comunità scientifica e dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani, che le qualificano come una forma di tortura e trattamento crudele, inumano e degradante, con gravi conseguenze fisiche e psicologiche per chi le subisce.

La Commissione europea ha recentemente adottato la propria strategia per l’uguaglianza LGBTIQ+ 2026-2030, che mira ad aiutare gli Stati membri a introdurre divieti nazionali, migliorare la formazione delle forze dell’ordine e contrastare l’odio online. È prevista anche la pubblicazione, all’inizio del 2027, di uno studio sulla natura, la diffusione e l’impatto di queste pratiche. Tuttavia, la strategia non propone, almeno per ora, di inserire le pratiche di conversione nell’elenco dei reati europei, fermandosi a un passo rispetto a quanto richiesto dall’iniziativa dei cittadini.

Ue a macchia di leopardo.

Sul piano nazionale il quadro è frammentato. Otto Paesi, Belgio, Cipro, Francia, Germania, Grecia, Malta, Portogallo e Spagna, hanno già adottato leggi che vietano queste pratiche. Altri Stati stanno valutando proposte legislative. Le normative esistenti seguono impostazioni simili, ma differiscono per definizione delle pratiche vietate, ambito di applicazione, tipo di sanzioni, amministrative o penali, e soggetti tutelati.

A livello continentale, il 26 gennaio 2026 anche l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha adottato una risoluzione che chiede il divieto delle pratiche di conversione.

Il Parlamento europeo: una posizione consolidata.

L’Europarlamento – ricordano gli esperti Silvia González Vidal e David de Groot – non arriva impreparato a questo dibattito. Dal 2018 a oggi ha adottato una serie di risoluzioni in cui condanna le pratiche di conversione e sollecita gli Stati membri ad agire. Nel 2020 ha criticato esplicitamente la posizione dell’episcopato polacco favorevole a queste terapie. Nel 2021, proclamando l’UE zona di libertà per le persone LGBTIQ+, ha ribadito la necessità di criminalizzarle. Nel 2024 ha infine esortato la Commissione a esplorare le vie giuridiche per un divieto europeo vincolante.

Ora la palla torna in aula. Con oltre un milione di cittadini che chiedono una risposta.

foto European Union 2022 – Source : EP