14 Ottobre 2026
Europa

Il Parlamento europeo contro i social media: “Basta algoritmi predatori sui minori”

Quarantatré voti a favore, dodici contrari e tredici astenuti. Con questo risultato, la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo ha adottato un corposo pacchetto di emendamenti destinato alla commissione per la cultura e l’istruzione, nell’ambito dell’esame dell’impatto dei social media sui giovani. Un testo che disegna una strategia ambiziosa, e per molti aspetti rivoluzionaria, per riformare il rapporto tra le piattaforme digitali e i minori.

Il messaggio politico che emerge è chiaro: l’ambiente digitale non può essere trattato come un mercato privato. Deve essere ripensato come uno spazio pubblico, dove i diritti dei giovani allo sviluppo, all’autonomia e alla protezione vengano garantiti per legge e non lasciati alla buona volontà delle piattaforme.

Un’emergenza certificata dai numeri.

I dati contenuti nel documento parlano da soli. Nel 2025, gli adolescenti tra gli 11 e i 14 anni trascorrono in media nove ore al giorno davanti agli schermi. I bambini tra gli 8 e i 10 anni ne totalizzano sei, e uno su cinque nella fascia 8-12 anni supera le otto ore quotidiane. L’uso dei social media tra i minori europei di età compresa tra i 9 e i 16 anni è più che raddoppiato dal 2010: oggi raggiunge in media tre ore al giorno, con oltre l’80% che accede alle piattaforme ogni giorno. Il 96% dei teenager tra i 13 e i 17 anni naviga su internet quotidianamente.

Numeri che il Parlamento definisce allarmanti, soprattutto alla luce dei rischi associati: circa un bambino su dieci diventa vittima di cyberbullismo ogni mese, con un aumento dei casi registrato in quasi tutti i Paesi UE. Più della metà dei giovani ha subito qualche forma di violenza sessuale online durante l’infanzia.

Il cuore del problema: algoritmi progettati per creare dipendenza.

Al centro delle preoccupazioni dei legislatori europei c’è il cosiddetto design manipolativo: scroll infinito, notifiche compulsive, funzioni di riproduzione automatica e meccanismi di ricompensa come badge e streak sono funzionalità deliberatamente progettate per massimizzare il tempo di utilizzo. Il documento denuncia come questo modello di business basato sull’attenzione incentivi strutturalmente comportamenti problematici, polarizzazione e diffusione di contenuti radicali.

Gli emendamenti chiedono che le piattaforme adottino per impostazione predefinita, senza che l’utente debba attivarle, le misure di protezione più elevate. Una sorta di modalità giovani obbligatoria, con pubblicità profilata disabilitata, notifiche ridotte nelle ore serali, autoplay bloccato e accesso limitato ai contenuti estremi.

Intelligenza artificiale: opportunità e pericoli.

Il testo riserva ampio spazio all’intelligenza artificiale, riconoscendone i rischi specifici per i minori. I chatbot emozionali, i sistemi di raccomandazione personalizzati e i filtri algoritmici vengono identificati come potenziali vettori di manipolazione e violazione della privacy. Si chiede l’obbligo di valutazioni d’impatto sui diritti dei minori nell’ambito dell’AI Act, ancora non pienamente applicabile fino al 2027.

Particolarmente duro il passaggio sui materiali pedopornografici generati dall’intelligenza artificiale: gli emendamenti chiedono la messa al bando esplicita nell’UE di strumenti come i nudifier e altri software capaci di produrre rappresentazioni sintetiche di minori in contesti sessuali o sfruttatori, ricordando che tali pratiche sono già classificate come vietate dall’AI Act.

Privacy e verifica dell’età: un equilibrio difficile.

Uno dei nodi più delicati riguarda la verifica dell’età. Il Parlamento distingue nettamente tra age assurance, un termine ombrello che comprende vari metodi di stima o conferma dell’età, e age verification, che implica sistemi basati sull’identità documentale. La prima, se affidata a intelligenza artificiale, riconoscimento facciale o analisi comportamentale, viene giudicata sproporzionata rispetto al diritto alla privacy. La seconda è considerata ammissibile solo se strettamente vincolata ai principi di minimizzazione dei dati e se tecnicamente impossibile da usare per la profilazione.

Si propone l’utilizzo del Portafoglio Europeo di Identità Digitale come strumento di verifica, ma con una condizione irrinunciabile: la doppia anonimizzazione, ovvero un sistema in cui né il verificatore sa quale servizio l’utente sta utilizzando, né la piattaforma conosce l’identità dell’utente.

Pubblicità, influencer e diritto all’oblio.

Gli emendamenti puntano anche sulla trasparenza del marketing digitale rivolto ai più giovani. Si ricorda che solo il 20% degli influencer indica sistematicamente la natura commerciale dei propri contenuti, e si chiede alla Commissione di valutare il divieto del marketing di influenza per alcune categorie di prodotti, come integratori alimentari o consulenze finanziarie rischiose.

Sul fronte dei dati personali, viene riaffermato con forza il diritto all’oblio sancito dall’articolo 17 del GDPR, con particolare attenzione alla sua applicazione ai sistemi di intelligenza artificiale che abbiano raccolto o inferito dati su minori.

foto Marc Dossmann Copyright: © European Union 2016 – Source : EP