13 Settembre 2026
Europa

Il ministro degli Esteri turco Fidan: “L’Accordo della Mecca non è diretto contro nessun Paese”

Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan è intervenuto nel programma “Editor’s Desk” dell’agenzia Anadolu per illustrare i contenuti e gli obiettivi dell’Accordo di Difesa Congiunta della Mecca, siglato da Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. Secondo il ministro, il patto punta a contribuire alla stabilità duratura della regione, senza essere rivolto contro alcun Paese specifico.

“Le discussioni sull’iniziativa, ha spiegato, erano iniziate prima dell’attuale contesto di guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele, in un momento in cui Ankara aveva già previsto che le preoccupazioni di sicurezza americane nella regione sarebbero cambiate e che la lotta al terrorismo sarebbe rimasta centrale nell’agenda regionale”.

Il ministro ha insistito sulla natura non espansionistica dei tre Paesi firmatari, descrivendoli come “nazioni concentrate sui propri confini, sui propri problemi interni e sul proprio sviluppo, disposte a contribuire positivamente al contesto regionale attraverso buoni rapporti di vicinato”.

Il ministro ha aggiunto che l’iniziativa è stata esaminata sotto il profilo legale, politico e strategico, senza che la Turchia riscontrasse alcuna criticità, ricordando peraltro come anche altri Paesi NATO “abbiano concluso in passato accordi simili”.

Non solo Medio Oriente: il confronto con l’Europa.

Fidan ha respinto l’idea che l’iniziativa della Mecca sia un fenomeno inedito nel contesto NATO, sottolineando come la Turchia sia pienamente consapevole delle proprie responsabilità nel non alimentare conflitti tra le diverse aree geografiche di proprio interesse.

“Per la sua posizione geografica, ha osservato, la Turchia ha un orientamento strategico naturale verso l’Europa attraverso il Caucaso, il Medio Oriente, il Mar Nero, il Mediterraneo e i Balcani, il che richiede una prospettiva specifica per ciascun bacino strategico, da armonizzare anche in presenza di tensioni”.

La Turchia, non è un segreto, intende sviluppare architetture di sicurezza ed economiche in queste aree.

Il confronto diretto con la NATO.

Fidan ha poi ricordato che la Turchia è membro della NATO dal 1952 e partecipa da decenni alle riunioni dell’Alleanza, sottolineando come l’Accordo della Mecca sia tecnicamente simile all’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico sulla difesa collettiva, che consente ai membri di beneficiare reciprocamente di un sostegno protettivo.

Alla domanda dell’agenzia Anadolu su come un eventuale attacco farebbe scattare in concreto gli obblighi previsti dall’accordo, Fidan ha spiegato che il testo contiene impegni generali, la cui applicazione pratica “dipenderà dalle discussioni e dalle decisioni degli organi competenti”: “Un Paese sotto attacco dovrà presentare una richiesta di assistenza, specificando il tipo di sostegno necessario , che si tratti di intelligence, logistica, munizioni o, se necessario, unità militari, a seconda della portata della minaccia”.

Le tensioni tra Arabia Saudita e Iran.

Il ministro ha escluso che l’Arabia Saudita persegua una strategia di attacco o di eliminazione dell’Iran, sostenendo che Riad punti invece a porre fine il prima possibile alla violenza attorno allo Stretto di Hormuz e abbia comunicato a Washington che un intervento militare contro Teheran non rappresenterebbe una soluzione. “Una posizione, ha aggiunto Fidan, ribadita dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman nel loro recente incontro alla Mecca e nei colloqui con il presidente statunitense Donald Trump, a favore di una soluzione diplomatica piuttosto che militare”.

Gaza: “Il timore più grande di Israele è l’isolamento internazionale”.

Sul dossier Gaza, Fidan ha indicato nel disarmo di Hamas, a determinate condizioni, il passaggio chiave per l’avvio della seconda fase del piano di pace. Ha sostenuto che Israele abbia esitato ad avviare questo processo, non avendo mai creduto che Hamas e i palestinesi fossero in grado di risolvere diplomaticamente alcune questioni, e ha accusato Tel Aviv di aver ripetutamente rinviato “la fase successiva ogni volta che un problema sembrava avviato a soluzione”. Ha citato, in particolare, un attacco israeliano avvenuto a poche ore dall’accettazione della proposta da parte di Hamas, che avrebbe causato 18 morti, definendolo “uno schema ricorrente nel comportamento israeliano, al punto che perfino ambienti fortemente filo-israeliani faticherebbero sempre più a trovare argomenti per giustificarlo”.

Il ministro ha infine indicato nell’isolamento internazionale il timore più grande di Israele, sostenendo che il Paese abbia finora “sfruttato le proprie ampie capacità, anche attraverso soggetti presenti in altri Stati, per costruire un’illusione a proprio favore nell’opinione pubblica mondiale”.

Secondo Fidan, il mondo starebbe progressivamente “riconoscendo con la propria coscienza la distanza tra questa narrazione costruita e la realtà dei fatti. Con la crescita di questa consapevolezza, ha concluso il ministro, Israele andrà incontro a un isolamento sempre maggiore”.

Cipro: “La presenza dei soldati turchi garantisce stabilità”.

Sulla questione cipriota, Fidan ha ribadito che la Turchia “non riconosce l’amministrazione greco-cipriota come Stato” e ha sottolineato la necessità di rispettare i diritti dei turco-ciprioti, indicando nella soluzione a due Stati “l’esito preferito da Ankara: due entità separate, greca e turca, che convivano pacificamente sull’isola contribuendo alla prosperità comune e alla stabilità regionale”.

foto https://www.tccb.gov.tr/