Il mercato del lavoro italiano tiene: ad aprile 24,3 milioni di occupati
Il mercato del lavoro italiano, secondo l’Istat, continua a migliorare. Ad aprile 2026 gli occupati hanno raggiunto quota 24 milioni e 337 mila unità, con un aumento di 123 mila persone rispetto al mese precedente, pari a una crescita dello 0,5%. Il tasso di occupazione sale al 63,1%, il tasso di disoccupazione scende al 5,1% e quello giovanile , pur restando elevato , cala all’16,9%. Sono i dati provvisori diffusi dall’Istat, che confermano una tendenza positiva ormai consolidata da diversi mesi.
Il confronto su base annua , aprile 2026 contro aprile 2025 , è il dato più significativo per valutare la solidità del trend. In dodici mesi gli occupati sono aumentati di 269 mila unità, il tasso di occupazione è salito di 0,6 punti percentuali e il numero di persone in cerca di lavoro si è ridotto di ben 260 mila unità, pari a un calo del 16,6%. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono diminuiti anch’essi, seppur di poco: 13 mila in meno rispetto a un anno fa.
Si tratta di numeri che descrivono un mercato del lavoro che non solo cresce, ma lo fa in modo strutturale: non si tratta di variazioni mensili contingenti, ma di un miglioramento che si consolida nel tempo.
L’aumento degli occupati di aprile ha riguardato trasversalmente uomini, donne, lavoratori dipendenti e autonomi. L’unica eccezione di rilievo è la fascia 35-49 anni, per la quale il numero di occupati è rimasto sostanzialmente stabile su base mensile e, soprattutto, ha registrato un calo di 158 mila unità su base annua, pari a -1,8%. Una flessione che non può essere attribuita esclusivamente a fattori demografici , il calo netto della componente demografica si riduce ma non scompare , e che merita attenzione, perché riguarda la fascia d’età tradizionalmente più stabile e produttiva del mercato del lavoro.
Anche per i giovani tra i 15 e i 24 anni il quadro è ambivalente. Il dato mensile di aprile è positivo: 28 mila occupati in più rispetto a marzo, con un tasso di occupazione che sale al 17,4% e un tasso di disoccupazione giovanile che scende di 0,8 punti al 16,9%. Ma il confronto annuale racconta un’altra storia: rispetto ad aprile 2025, gli occupati under 25 sono diminuiti di 40 mila unità (-3,8%), mentre il numero di inattivi nella stessa fascia è aumentato di 134 mila (+3%). Un segnale che una parte dei giovani ha smesso di cercare lavoro, scivolando nell’inattività.
Il lavoro stabile cresce, quello a termine arretra.
Sul fronte della qualità dell’occupazione, il dato tendenziale , cioè il confronto anno su anno , offre indicazioni interessanti. I dipendenti permanenti sono aumentati di 143 mila unità (+0,9%), gli autonomi di 190 mila (+3,7%), mentre i dipendenti a termine hanno perso 64 mila posizioni (-2,5%). Una dinamica che potrebbe indicare una progressiva stabilizzazione del lavoro dipendente, con una parte dei contratti a termine trasformati in contratti permanenti. Su base mensile, tuttavia, tutte le tipologie contrattuali crescono, con i contratti a termine che registrano la variazione percentuale più elevata (+0,8%).
I dati di genere, inoltre, mostrano progressi reali ma non colmano ancora un divario strutturale che rimane tra i più ampi d’Europa. Ad aprile 2026 il tasso di occupazione maschile è al 71,6%, quello femminile al 54,4%: una differenza di oltre 17 punti percentuali. Il tasso di inattività delle donne, al 42,2%, è quasi il doppio di quello maschile, fermo al 24,8%.
Le buone notizie, però, ci sono. Su base annua il tasso di occupazione femminile è cresciuto di 0,8 punti, più del doppio di quello maschile (+0,4 punti). Il tasso di disoccupazione delle donne è calato di 1,1 punti, contro i 0,9 degli uomini. Le donne, in altre parole, stanno recuperando terreno , ma il punto di partenza è ancora molto lontano da quello maschile.
Gli over 50: il vero motore della crescita.
Il dato più sorprendente dell’intero report riguarda la fascia degli over 50. Rispetto ad aprile 2025, gli occupati con almeno 50 anni sono aumentati di 419 mila unità, pari a un incremento del 4,2% , di gran lunga la variazione più elevata tra tutte le fasce d’età. Il tasso di occupazione nella fascia 50-64 anni è salito al 67,7%, con un aumento di 1,8 punti su base annua. Contestualmente, il numero di inattivi tra i 50 e i 64 anni è diminuito di 179 mila unità (-4,1%).
Questo dato riflette in parte l’effetto delle riforme previdenziali degli ultimi anni, che hanno spostato in avanti l’età effettiva di pensionamento, e in parte una tendenza demografica strutturale: la quota di popolazione in quella fascia d’età è in crescita, e con essa la sua presenza nel mercato del lavoro.
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