Il grande cantiere del bilancio UE 2028-2034: meno fondi, più poteri alla Commissione e meno controllo democratico
C’è un nuovo piano per i soldi dell’Europa , e non piace a tutti. La proposta della Commissione Europea per il Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, e in particolare il suo pilastro centrale noto come NRPP (National and Regional Partnership Plans), è finita sotto la lente critica del Parlamento Europeo. Un briefing riservato alla commissione Bilancio (BUDG), redatto dall’Unità di supporto budgetario e pubblicato nel gennaio 2026, smonta pezzo per pezzo l’architettura finanziaria proposta da Bruxelles, sollevando interrogativi profondi su controllo democratico, trasparenza e rischi di sprechi.
Un unico piano per tutto: l’idea e i suoi limiti.
La novità principale della proposta è l’introduzione di un piano unico per Stato membro, che raggruppa sotto un solo ombrello regolamentare tutti i fondi a gestione condivisa: dalla coesione all’agricoltura, dalla pesca alla migrazione, fino alle politiche sociali. Un’ambizione ispirata al fallimentare modello del Recovery and Resilience Facility , il fondo post-Covid, che però porta con sé, secondo i tecnici del Parlamento, i medesimi vizi di origine.
La dotazione complessiva del Fondo ammonta a 771,3 miliardi di euro a prezzi 2025, pari a circa il 44% dell’intero bilancio UE per il periodo. Ma rispetto all’attuale MFF, le risorse destinate alla gestione condivisa, cioè quelle che arrivano concretamente a regioni, agricoltori e comunità locali, si ridurranno di circa il 10%. In controtendenza, i fondi per migrazione e gestione delle frontiere crescono di oltre il 250%.
Il Parlamento ai margini: l’anomalia democratica è servita.
Il punto più spinoso, evidenziato con forza nel documento, riguarda il ruolo del Parlamento Europeo. Nella nuova architettura proposta, l’istituzione che rappresenta i cittadini europei viene di fatto marginalizzata nelle decisioni che contano. Il 25% di ogni allocazione nazionale costituisce un cosiddetto “importo di flessibilità”, non pre-programmato, che consente agli Stati membri di riorientare rapidamente le spese in caso di crisi, ma su cui il Parlamento ha voce in capitolo minima o nulla.
Ancor più critica è la situazione della nuova EU Facility, il braccio operativo del Fondo dotato di 65,8 miliardi di euro, suddivisi tra “Union Actions” e un cuscinetto per le emergenze. La sua attivazione è quasi interamente nelle mani della Commissione, che può anche trasferire autonomamente fondi tra i diversi comparti. Il Parlamento? Fissa solo i numeri complessivi nella procedura di bilancio annuale, senza poter entrare nel merito delle singole decisioni. Una compressione del potere legislativo che il documento definisce senza mezzi termini inaccettabile, sottolineando che “nessun meccanismo di orientamento può rimediare a un’architettura di bilancio che lascia all’autorità di bilancio solo decisioni a livello macro”.
Emblematico il caso del Fondo di Solidarietà Europeo: attualmente, la sua mobilitazione richiede l’approvazione congiunta di Consiglio e Parlamento. Con la nuova proposta, questa prerogativa verrebbe di fatto assorbita nella EU Facility, con il Parlamento escluso dal processo decisionale specifico.
Controlli? Pochi e deboli come si riscontra dalle parti della Commisisone.
Il sistema di finanziamento proposto , basato su milestone e target anziché sulla verifica dei costi effettivi, viene presentato dalla Commissione come una svolta verso la semplicità e l’efficienza. In realtà, avverte il briefing, si tratta di un modello che riduce drasticamente la possibilità di controllo. L’articolo 60(6) della proposta stabilisce esplicitamente che la Commissione non è tenuta a verificare i costi sottostanti delle operazioni ai fini del proprio lavoro di audit. Il risultato? Centinaia di miliardi di euro di fondi europei potrebbero essere spesi senza che nessuno verifichi davvero se i soldi sono stati usati bene.
La Corte dei Conti Europea aveva già ampiamente criticato questo approccio nel caso del RRF, rilevando l’assenza di un quadro di conformità sufficientemente robusto. Il briefing constata che la proposta NRPP replica gli stessi difetti, senza correggerli: mancanza di verifica sistematica dei costi, metodi di stima variabili e ampia discrezionalità della Commissione nella valutazione delle performance.
Ne risente direttamente la procedura di discarico, cioè il meccanismo con cui il Parlamento approva (o rifiuta) la rendicontazione della spesa europea: il Parlamento si troverà a dare il via libera a centinaia di miliardi di euro senza i dati necessari per verificare il rispetto del principio di sana gestione finanziaria sancito dai Trattati. Il controllo democratico, denuncia il documento, rischia di diventare una formalità.
Condizionalità e stato di diritto: un labirinto senza uscita.
Un altro nodo irrisolto riguarda le cosiddette condizioni orizzontali: il rispetto dello Stato di diritto e della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, che gli Stati membri devono garantire per accedere ai fondi. La proposta prevede meccanismi di sospensione dei pagamenti in caso di violazioni, ma il documento segnala una pericolosa zona grigia: le nuove norme si sovrappongono, senza chiarire i confini, al già esistente Regolamento sulla Condizionalità, creando un sistema duplicato, incoerente e potenzialmente inapplicabile.
Il Parlamento chiede a gran voce un quadro unificato. Chiede anche che la decisione su come riutilizzare i fondi decommittati, cioè revocati a seguito di violazioni, resti una prerogativa dell’autorità di bilancio, e non della Commissione. Per ora, rimane inascoltato.
Il quadro che emerge dal briefing è quello di una riforma dalle ambizioni enormi e dai fondamenti fragili. Quattro gruppi politici del Parlamento hanno già scritto una lettera critica alla Commissione, chiedendo envelop finanziari distinti per ciascuna politica, maggiore accountability democratica e un ruolo più forte per le regioni e i comuni. La presidente von der Leyen ha risposto con alcune concessioni parziali , tra cui una riserva minima del 10% per gli obiettivi rurali , ma il nocciolo del problema resta intatto.
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