Il governo russo estende il divieto di esportazione del diesel. In arrivo nuovi rincari per imprese e famiglie
Il governo russo ha esteso il divieto temporaneo sull’esportazione di gasolio, carburante marino e gasolio per usi industriali, includendo ora anche i produttori di prodotti petroliferi. La misura non si applicherà tuttavia alle forniture previste da accordi intergovernativi internazionali. Lo ha reso noto l’Esecutivo guidato da Vladimir Putin, precisando di aver già firmato la relativa risoluzione.
“La decisione è stata adottata per mantenere una situazione stabile sul mercato interno dei carburanti. Allo stesso tempo, le restrizioni non si applicheranno al gasolio esportato dalla Russia nell’ambito di accordi intergovernativi internazionali”, si legge nella nota del governo.
Il divieto temporaneo sulle esportazioni di gasolio era stato introdotto dall’esecutivo alla fine di gennaio 2026, ma fino ad ora riguardava soltanto i soggetti non produttori. Il provvedimento resterà in vigore fino al 31 luglio 2026.
Mosca ferma le esportazioni di diesel dopo gli attacchi ucraini alle raffinerie.
Il Cremlino ha inoltre annunciato l’avvio di importazioni di carburante per stabilizzare le forniture interne. La decisione arriva dopo un’ondata di attacchi agli impianti petroliferi nelle regioni di Saratov e del Tatarstan che ha messo sotto pressione l’approvvigionamento nazionale di carburante.
Martedì, Gazprom aveva reso noto di essere impegnata nella riparazione dei danni alla stazione di compressione di Krasnodarskaya, che serve il gasdotto Blue Stream diretto in Turchia, colpita da un attacco con droni.
Le tempistiche , dunque, non sono favorevoli per l’Europa: i mercati del diesel restano tesi dallo scorso marzo a causa delle turbative nello Stretto di Hormuz legate al conflitto in Iran. La Russia è il secondo esportatore mondiale di diesel e, sebbene l’Unione Europea non importi più direttamente carburante russo a causa delle sanzioni, una contrazione delle esportazioni russe rischia comunque di ripercuotersi sui mercati globali, aumentando la concorrenza per il carburante proveniente da altre fonti. Tradotto, maggiori costi energetici per le industrie europee ad alta intensità di consumo di diesel, agricoltori, trasportatori e, in ultima analisi, sui consumatori.
Il vertice al Cremlino sulla situazione dei carburanti.
Nel corso di un incontro con il governo dedicato al funzionamento dei settori energetico e dei trasporti, Putin ha definito “temporanee” le attuali difficoltà legate al carburante, sottolineando che il settore energetico russo dispone di un ampio margine di sicurezza. “Il margine di sicurezza del sistema energetico russo è molto elevato, uno dei più alti al mondo”, ha dichiarato il presidente, aggiungendo che l’obiettivo di Kiev non è tanto danneggiare l’economia russa quanto generare “un’atmosfera di nervosismo” nella società, un intento che Mosca giudica “impossibile da realizzare”.
Putin ha inoltre chiesto ai grandi gruppi petroliferi verticalmente integrati di rifornire anche le stazioni di servizio indipendenti, evitando di trattenere il prodotto esclusivamente all’interno delle proprie reti distributive. Il presidente ha infine impartito istruzioni per accelerare le decisioni relative alle forniture di carburante alla Crimea, chiedendo di abbandonare formule dilatorie come “disponibilità a valutare” in favore di risposte operative rapide.
foto Kremlin.ru
