12 Marzo 2026
EuropaPolitica

Il Governo dei portaborse: quando la subalternità diventa politica estera

C’è qualcosa di grottesco, quasi di comico se non fosse tragico, nel vedere la classe dirigente italiana esibirsi nell’ennesima performance di obbedienza atlantica. Il copione è sempre lo stesso: Washington fischia, Roma abbaia.

Il capolavoro questa volta riguarda l’Iran. All’Iran – udite udite – viene chiesto dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di fermare i raid. Peccato che quella stessa nazione sia stata bombardata non una, ma due volte negli ultimi otto mesi, nel silenzio assordante e complice della cosiddetta “comunità internazionale”. Dettagli! La geopolitica è roba complicata, meglio non disturbare il narratore ufficiale.

Siamo nel mondo al contrario, dove le vittime vengono processate e i carnefici vengono scortati sul palco dei giusti. Gli USA e Israele bombardano popolazioni civili, rapiscono presidenti di governi sovrani in spregio a qualsiasi norma del diritto internazionale, minacciano i propri stessi alleati con dazi punitivi e rivendicano la Groenlandia come se fossimo tornati al colonialismo ottocentesco… e il governo Meloni, protagonista di una operazione di rimozione selettiva, indica l’Iran come il problema.

L’Iran. Quello che non ha avvisato il ministro della Difesa (mica quello dello Sport!) Crosetto? Andiamo Giorgia. Può uno stato sovrano sistematicamente aggredito e dove, prima dei bombardamenti, si è agito fomentando le proteste con i soliti strumenti di soft power e di interferenza straniera, chiedere il permesso per difendersi?

La verità è che la politica estera italiana è puro analfabetismo funzionale elevato a sistema. Non è ignoranza casuale: è ignoranza conveniente, coltivata con cura, utile a chi deve giustificare l’ingiustificabile davanti alla propria opinione pubblica.

L’Italia, con questa classe dirigente, è diventata una macchietta internazionale, peggio, una comparsa che si crede protagonista. I nostri ministri recitano la parte degli statisti con la stessa credibilità dei comprimari nei poliziotteschi anni Settanta: tanto rumore, zero spessore, e alla fine arriva sempre il boss americano a sistemare le cose.

Benvenuti nella Repubblica delle Colonie Volontarie. Dove i subalterni si credono alleati, i complici si credono mediatori, e gli impresentabili si credono statisti.

foto Governo.it