“Il diritto di restare”: la Commissione europea lancia l’ennesima strategia contro lo spopolamento
Nessuno dovrebbe essere costretto ad abbandonare la propria terra per trovare un futuro dignitoso. È attorno a questo principio che la Commissione europea, con la solita autoreferenzialità, ha lanciato l’iniziativa “Right to Stay Strategy”, la strategia per il diritto di restare.
Sul palco si sono alternati i nomi di peso dell’istituzione europea: la presidente del Parlamento Roberta Metsola, il ministro delle Finanze cipriota Makis Keravnos in rappresentanza della presidenza di turno del Consiglio UE, Kata Tüttő, presidente del Comitato europeo delle Regioni, e Enrico Letta, ex presidente del Consiglio italiano e autore del celebre rapporto “Much More than a Market”, nel quale aveva già messo in guardia sul rischio che i crescenti divari regionali spingessero sempre più persone , soprattutto i giovani , ad abbandonare le proprie comunità in cerca di migliori prospettive altrove.
Una priorità politica che diventa strategia.
Il “diritto di restare” non è una formula nuova nel vocabolario europeo: era già tra le priorità politiche dell’UE per il mandato 2024-2029 (si sono visti i risultati negli ultimi due mandati von der Leyen?) e figurava nella lettera di missione assegnata allo stesso Fitto. Ora, secondo la narrazione dell’Esecutivo europeo, essa si trasforma in un “quadro politico strutturato, con l’obiettivo di rendere ogni regione europea più competitiva, più connessa e più attrattiva attraverso investimenti mirati in servizi, infrastrutture digitali e fisiche, istruzione e opportunità economiche”. Insomma, l’ennesima boutade di Ursula e soci.
“Il diritto di restare riguarda le persone, le comunità e i territori”, ha dichiarato Fitto. “Si tratta di restituire a ogni europeo la libertà di rimanere, crescere e costruire il proprio futuro nel luogo che chiama casa. Andarsene deve essere sempre una scelta libera, mai una necessità dettata dalla mancanza di opportunità”. Parole al vento come ci ricordano le pessime e inaccessibili politiche e call europee.
Il problema che la strategia vuole affrontare.
Dietro l’iniziativa c’è una realtà documentata e preoccupante: intere aree dell’Unione europea , dalle regioni rurali dell’Europa centrale e orientale alle periferie del Mezzogiorno italiano, dalle zone montane ai territori de-industrializzati , si svuotano progressivamente. I giovani se ne vanno verso le grandi città o verso Paesi con mercati del lavoro più dinamici, innescando una spirale negativa fatta di calo demografico, riduzione dei servizi, impoverimento del tessuto economico locale e ulteriore fuga di capitale umano.
La strategia punta a invertire questa tendenza con misure assistenziali esprimendo nel contempo una scarsa capacità di rafforzare la coesione territoriale, la competitività delle regioni periferiche e la loro capacità di offrire condizioni di vita e di lavoro comparabili a quelle dei grandi centri urbani.
Per il prossimo aggiornamento, giusto per evidenziare la “promptness” dell’Esecutivo europeo, bisognerà aspettare i prossimi tempi. Nel frattempo i problemi demografici possono attendere la “terapia d’urto”.
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